Ore 10, processo Berlusconi Mediatrade Milano: Ruby, il centro estetico e Mubarak

tribunale berlusconi processo mediatradeMancano pochi minuti, alle 10 Silvio Berlusconi sarà - strano ma vero - in un'aula di tribunale. Non c'entrano né Ruby né il Ruby-Gate, l'udienza di oggi è per il processo Mediatrade. A quanto ci racconta Repubblica, non esattamente il procedimento giudiziario in cui il cav rischia di più

È il più gracile del processi a Silvio Berlusconi. L'accusa di falso in bilancio, modificato il reato "ad personam", si è dissolta. Resta la "frode fiscale", cose da ragionieri, non da carabinieri. E oggi, alle 10, Berlusconi arriva nel aula del cosiddetto processo Mediaset, "salvo impedimenti imprevisti", come dicono i suoi avvocati. L'imputato-premier arriva, si siede sul banco degli imputati, facendo decadere la "contumacia". Poi da domani comincia una due-giorni (potrebbero diventare tre) che si annuncia "cruciale" per il processo breve

Di che cosa è accusato l'attuale Presidente del Consiglio? Lo ricorda il Fatto

Nel processo Mediatrade, Berlusconi è indagato insieme ad altre 11 persone, tra cui il figlio Pier Silvio, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e il produttore americano Frank Farouk Agrama. Il premier è accusato di frode fiscale fino al 2009 e di appropriazione indebita fino al 2006 per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi

Il quote qui sopra però non ha certamente l'allure di questo pezzo di un paio d'anni fa, sempre uscito sulle colonne del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari: "Diritti tv, le lettere segrete di Agrama e quei 100 milioni di dollari in Svizzera", se avete tempo rileggetelo per avere un quadro della situazione.

Update ore 12.19 - Il consueto, prevedibile show c'è stato. Vediamolo dopo il salto...

Partiamo con le esatte parole pronunciate da Berlusconi. Alla domanda su cosa farebbe in caso di condanna ecco cosa risponde:

«Nemmeno per sogno, ma che condanna. C'è una magistratura che lavora contro il Paese»

Proseguendo poi nel sostenere la tesi di "Ruby nipote di Mubarak", che avrebbe addirittura voluto aiutare ad aprire un centro estetico, finanziandola direttamente - oltre che dandole denaro per non prostituirsi.

Ma se era la nipote di Mubarak e si rischiava l'incidente diplomatico, com'è che era così pezzente da non potersi aprire da sola un centro estetico chiedendo i soldini allo zio o al nonno Hosni?

Mah, al solito una incredibile valanga di chiacchiere e cialtronate, dopate dalla claque di supporter che ormai staziona fissa davanti al tribunale di Milano. Oltre i limiti del credibile, leggete:


«In un paese civile le intercettazioni non possono essere portate a processo perché manipolabili (...) Non esiste alcuna concussione. Sono sempre cortesissimo e ho chiesto un'informazione preoccupato per una situazione che poteva dar luogo ad un incidente diplomatico. Ho dato dei soldi a Ruby perché non si prostituisse. Non c'è questa accusa infamante e non c'è nulla di reale perché la stessa ragazza che avrebbe dovuto essere la vittima ha dichiarato sempre, ha giurato, ha sottoscritto, il fatto di non aver avuto avance da parte mia. La ragazza ha raccontato davanti a me e a tutti una storia dolorosa che ci ha persino commosso. L'avevo aiutata e le avevo persino dato la possibilità di entrare in un centro estetico con un'amica che lei avrebbe potuto realizzare se portava il laser antidepilazione per un importo che a me sembrava di 45 mila euro. Invece lei ha dichiarato di 60 mila e io ho dato l'incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla a fare la prostituta, per portarla anzi nella direzione contraria (...) Siccome c'è da fare poco al governo sono qui a trovare un'occupazione. Su di me è stato gettato fango incredibile. Un fango incredibile che viene su di me che in fondo sono un signore ricco, ma che viene su tutto il Paese»

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