Servizi pubblici ko, ceto medio ko. I primi frutti (bacati) del federalismo Made in Italy

Si dirà: ma queste sono piccole cose e la politica è fatta di ben altre questioni. Sì, ma la politica non deve (anche) interessarsi della concreta vita quotidiana dei cittadini? C’è una indagine del Sole 24 Ore che affronta lo stato di certi servizi pubblici, in particolare quello degli asili nido.

Che c’entra? Chiedetelo alle famiglie che non possono “parcheggiare” il pargoletto nel “nido” pubblico perché il loro comune ne è sprovvisto o perché costa troppo. La conseguenza è difficoltà nel tenersi il lavoro, difficoltà nel bilancio familiare, ancor di più, timore di mettere su famiglia.

In ogni città, oggi, la domanda di posti è superiore alla disponibilità. Quindi, o ci si arrangia o le donne sono costrette a lasciare il lavoro. Solo chi può si affida a strutture private. I Comuni sono costretti a fare selezioni dando priorità a chi sta peggio. Chi ci rimette è il ceto medio, già duramente colpito dalla crisi economica e fortemente tartassato su tutti i fronti.

Chi non è “troppo povero” è colpito due volte: non trova posto al “nido” per il proprio figlio e paga le tasse dello stato e le tasse occulte dei comuni: paga per tutti, anche per chi non scuce un euro perché non gliela fa.

E’ uno dei tanti paradossi che portano alla lotta fra “poveri”, alimentando le disparità, le insoddisfazioni e l’allontanamento dei cittadini dalla politica e dalle istituzioni. La scure sui servizi colpisce duro: il governo se ne lava le mani, scaricando sui comuni il lavoro “sporco”. Se questo è il primo passo del federalismo, chi salverà gli italiani?

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