Veritometro: Roberto Lassini, i manifesti "Via le Br dalle procure" e Berlusconi









"Il premier ha parlato di brigatismo giudiziario... Io credo che i militanti abbiano fatto una sintesi di quell’espressione»




Roberto Lassini, 17 aprile 2011, sui manifesti "Via le BR dalle procure"



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Dopo le dure dichiarazioni di Napolitano di ieri, infuria la polemica sui manifesti "Via le BR dalle procure" comparsi a Milano la settimana scorsa.

Roberto Lassini è l'esponente politico che è stato additato come principale responsabile delle provocatorie affissioni, dopo l'intervista a "Il Giornale" di un paio di giorni fa. Nella quale in realtà Lassini dichiara di aver sintetizzato semplicemente il pensiero di Silvio Berlusconi:

«(L'associazione) L’abbiamo creata due mesi fa, apposta per dare manforte a Berlusconi. È l’unico che può rivoluzionare davvero il sistema e questa volta deve riuscirci. Io e un gruppo di colleghi ci siamo riuniti apposta per dargli manforte».

Bell’aiuto gli avete dato, complimenti.
«Vede, il premier ha parlato di brigatismo giudiziario...»

Ah, quindi è colpa del premier.
«È colpa di un sistema che non funziona, le cui conseguenze sono riassumibili nel brigatismo giudiziario di cui parla il premier».

Si ma i manifesti?
«Io credo che i militanti abbiano fatto una sintesi di quell’espressione».

Ha ragione Lassini a farsi scudo delle parole del premier? Si direbbe proprio di sì. Prendiamo ad esempio questa notizia del 6 aprile scorso (fonte: Il Giornale):

La pubblicazione sul Corriere della Sera delle sue telefonate - finite agli atti dell’inchiesta Ruby nonostante non potessero neanche essere trascritte - non fa altro che confermare a Silvio Berlusconi - mai ce ne fosse stato bisogno - che quella della procura di Milano è «una crociata politica» che «nulla ha a che vedere con la giustizia». Così, quando incontra i capigruppo del Pdl a Palazzo Grazioli prima del voto della Camera sul conflitto di attribuzione, il Cavaliere non lesina affondi: contro di me, sentenzia, è in atto un vero e proprio «brigatismo giudiziario». Insomma, aggiunge dopo aver indirettamente evocato la stagione delle Br, «sono loro i veri criminali» che «pur di colpirmi sono disposti a fare qualunque cosa»

Solo la settimana scorsa, sempre Il Giornale ha raccontato così la cena tra Berlusconi e la stampa estera:

In Italia - spiega il capo del governo - è in atto «una guerra» ed è quella con la magistratura che è «un cancro», qualcosa di «peggio delle Brigate rosse»

Più ricco di dettagli il retroscena di quella serata fornito da La Repubblica:

L'assaggio di questa escalation studiata a tavolino l'hanno avuto i corrispondenti delle più prestigiose testate internazionali (prima che apparissero i manifesti di Lassini sui muri di Milano), sui quali il Cavaliere ha "testato" la prima volta l'equazione pm=Br. In un lungo sfogo di quattro ore, che sarebbe dovuto restare off the record, Berlusconi aveva infatti usato parole del tutto identiche a quelle del suo "sconosciuto" attacchino milanese. Racconta uno dei giornalisti testimoni del monologo: "Sembrava indemoniato. Ci disse che le Brigate rosse usavano il mitra come i pm usano oggi il potere giudiziario. Anzi, aggiunse che l'attacco dei pm è persino più pericoloso per la democrazia rispetto a quello delle Br, perché viene portato da funzionari pubblici. Parlò di eversione". Giudizi che lasciarono basiti i giornalisti

Ancora domenica scorsa, intervenendo alla kermesse elettorale al Teatro Nuovo di Milano per Letizia Moratti sindaco, il premier ha dichiarato:

"Le accuse su cui si basano i miei processi e sostenute dalla cellula rossa dei pm sono assolutamente infondate. Tutte le accuse sono infondate - ha sottolineato - l'ho giurato sulla testa dei miei cinque figli e dei miei amatissimi nipoti"

Un'espressione, "cellula rossa", che non è stata scelta a caso, come ha fatto notare sul suo blog "Piovono Rane" Giglioli:

“cellule” era proprio il nome che le Br davano ai nodi locali della propria organizzazione. E’ quindi del tutto incomprensibile che Letizia Moratti chieda al Lassini di mollare, così come incomprensibili sono le ipocrtite parole di condanna dei capataz pidiellini – Alfano in primis. Lassini è il perfetto interprete del berlusconismo, in tutta la sua carica eversiva. Rappresenta la lista e il simbolo sotto cui c’è il suo nome meglio di chiunque altro

Non stupisce quindi scoprire quello che pensa Berlusconi di questa vicenda, attraverso il lancio di agenzia di AGI News di ieri sera:

Riferiscono fonti parlamentari del Pdl che il premier non avrebbe accolto positivamente l'affissione dei manifesti sui muri di Milano, proprio a ridosso di un voto considerato delicato e che potrebbe assumere una valenza nazionale. Ma, nei suoi ragionamenti, il capo del Governo avrebbe condiviso il senso di quei manifesti, ossia la denuncia di procure che non risparmiano colpi al governo e al presidente del Consiglio, e che sono pronte a ricorrere all'arma giudiziaria pur di raggiungere il loro obiettivo. Del resto, viene fatto osservare dalle stesse fonti, e' stato lo stesso premier, una decina di giorni fa, in una riunione, a denunciare il 'brigatismo giudiziario' messo in atto nei suoi confronti da parte di una certa magistratura. Non parole pronunciate pubblicamente, ma mai nemmeno smentite. Frutto di un ragionamento non nuovo da parte del premier: l'azione di certi magistrati e' politica, mira a far cadere il governo, sovvertendo cosi' la volonta' popolare.

Va notato che, secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, quest'ultima ricostruzione dei fatti, a differenza delle altre, è stata smentita da Berlusconi:

Il portavoce del premier Paolo Bonaiuti fa sapere in una nota che “il presidente Berlusconi non ha commentato oggi la vicenda dei manifesti di Milano e tantomeno ha pronunciato il commento che gli viene attribuito”

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