I manifesti "Via le BR dalle Procure", Napolitano, Lassini e il limite della decenza

manifestazi br procura milanoSettimana scorsa sono apparsi a Milano dei manifesti in cui si leggeva "Via le BR dalle Procure". Difficile non trovare qualche coincidenza - proprio a livello di impostazione grafica - con altri manifesti della misteriosa "Associazione dalla parte della democrazia", ma anche con quelli di Letizia Moratti, o dei manifestanti PdL davanti al tribunale, come nell'immagine qui a lato.

È tutto rigorosamente vergato in font impact: difficile pensare che non ci sia dietro la stessa manina e la stessa art direction, ma forse sono solo io a pensar male ed è solo una ovvia questione di immagine coordinata. Il capro espiatorio per i manifesti è diventato Roberto Lassini, che ha svelato la sua verità su Il Giornale alcuni giorni fa


Roberto Lassini ha 49 anni e lo sguardo più vecchio. Tiene in mano un foglio, ci ha scritto la sua storia, una storia giudiziaria di quelle da manuale dell’ingiustizia: indagato per tentata concussione dalla Procura di Milano, 42 giorni di carcere e poi più di cinque anni in attesa di venire assolto con formula piena mentre la sua carriera politica veniva spazzata via, da sindaco Dc del Comune di Turbigo a più niente, «ho perso tutto». «Non so se darle questo appunto, perché vede, ci tengo a non venire strumentalizzato». È preoccupato. Mica per ciò che potrà succedere ora, «si figuri se dopo quello che mi è successo temo avvisi di garanzia». È che da allora gli è rimasta come una fissa, in fondo è il minimo che gli potesse accadere. È diventato avvocato, tanto per dire. E ora lo ripete a stancare, che la giustizia va riformata. Sembra di sentir parlare Berlusconi e infatti è per questo, spiega, «per sostenere il premier in questa crociata», che è nata quell’associazione, «Dalla parte della democrazia», che ha affisso un crescendo di manifesti che ha tappezzato Milano e suscitato sdegno e condanna bipartisan

Ma la vicenda era già esplosa, non poteva essere altrimenti.

Già, perché l'accostamento tra le BR, le Brigate Rosse, e i giudici, le procure, è vomitevole, per prima cosa perché i magistrati uccisi in quegli anni, dal terrorismo sia rosso che nero, non furono pochi. Qualche nome

il magistrato Vittorio Occorsio, vittima del terrorismo nero. Altri magistrati uccisi: Riccardo Palma (dalle Br), Girolamo Tartaglione (Br), Fedele Calvosa (Unità comuniste combattenti), Emilio Alessandrini (Prima linea), Vittorio Bachelet (Br), Nicola Giacumbi (Br), Girolamo Minervini (Br), Guido Galli (Prima linea), Mario Amato (Nar)

Ieri Massimo Falcioni vi ha spiegato con parole che condivido totalmente le reazioni del Quirinale all'infame accostamento:

il capo dello Stato affronta con decisione l’attualità: “La scelta che oggi annunciamo per il prossimo Giorno della Memoria costituisce anche una risposta all’ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta «Associazione dalla parte della democrazia», per dichiarata iniziativa di un candidato alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo. Quel manifesto rappresenta, infatti, innanzitutto una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non”. Mai, il presidente della Repubblica si è pronunciato con toni tanto decisi e allarmati. L’autorevolezza del Presidente è una garanzia e la sua credibilità una risposta che sostiene quanti sono disorientati di fronte al degrado della situazione. Sarà sufficiente questo monito? Certamente no. Non sappiamo se aveva ragione Montanelli quando scriveva che “lui” (il Cavaliere ndr) non mente, lui è la bugia. Sappiamo però che è “lui” per primo ad esasperare ogni giorno il clima politico.

Uno dei punti chiave della vicenda sono le distanze che il PdL fa finta di tenere da Lassini - il passo indietro che gli ha chiesto il coordinatore Mantovani, per esempio - che in questo momento sta diventando l'unico colpevole in una faccenda diventata più grande di lui. Leggete questa intervista uscita stamane su Repubblica Milano in cui fa intendere di un certo "sacco" da vuotare

Roberto Lassini, presidente dell’associazione che ha ideato i manifesti “via le Br dalle procure”, come reagisce al fatto che il Pdl le ha chiesto di non presentarsi alle elezioni comunali a Milano?
«Mario Mantovani, coordinatore del partito in Lombardia, è un vecchio democristiano come me. Mi ha solo chiesto di “fare un passo indietro”, e può significare molte cose».
Per la verità il messaggio pare chiaro.
«Sono pronto a resistere. E se mi arrabbio ho tanto da raccontare».
Suona come una minaccia...
«Semplicemente, non voglio fare da capro espiatorio. Mi escludono perché sono indagato per un presunto reato di opinione, mentre in Parlamento ci sono ladri condannati. Non parlo solo del Pdl, ma di tutti i partiti. Io sono stato assolto dopo cinque anni di processo ai tempi di Mani Pulite e vengo messo alla gogna»

Dove porterebbe quel sacco? Non ad Antonio Palmieri, potentissimo uomo della comunicazione PdL e deus ex machina della strenna elettorale inviata dalla Moratti ai milanesi in vista delle elezioni comunali 2011, come si legge su Piovono Rane del buon Gilioli

Ma chi li ha fatti, chi li ha messi?

Gli indizi e i blabla dei giornalisti ieri portavano dritti verso l’uomo-comunicazione del Pdl, Antonio Palmieri. Che però nega risolutamente: “Non solo non li abbiamo fatti noi, ma io quello slogan non lo condivido, non è nel mio stile”, giura a Piovonorane. Che vuol dire? “Vuol dire che quel linguaggio non mi appartiene, che una sparata così sta al centrodestra come l’articolo di Asor Rosa sta al centrosinistra”. E allora chi è stato? “Non lo so, non mi interessa, è un ballon d’essai di un giorno e non ho tempo di occuparmene, siamo in piena campagna elettorale per la Moratti e non posso mettermi a fare l’investigatore”. Ma perché tutti dicono che invece è farina del tuo sacco? “Perchė l’altra volta che erano comparsi dei manifesti anonimi sui processi di Milano io li avevo condivisi nei miei spazi web, ma erano di un altro tenore, più scherzosi e civili, insomma più condivisibili. Questi sono esagerati”.

Ovviamente, ci si può credere o no, a quel che dice Palmieri. Io ci credo a metà: voglio dire che probabilmente dice la verità quando spiega di non esserne il mandante, un po’ meno quando sostiene di non avere alcuna idea su chi siano.


Ma quindi chi è stato stato? Chiosa in maniera estremamente condivisibile Gilioli

Il fatto è che – come spesso accade nei partiti-setta, specie quelli al tramonto – c’è qualcuno che vuole essere più realista del re, più servo degli altri, più Farinacci che Mussolini.

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