Esteri, Bin Laden ucciso: bombardamento mediatico e prime contraddizioni

Il mostro è morto. L'incubo è finito. Giustizia è fatta. Tutti abbiamo visto le immagini della folla che festeggiava fuori dalla Casa Bianca. Tutti abbiamo sentito Barack Obama ribadire che gli Usa non sono in guerra contro l’Islam.

Siamo stati storditi dai dibattiti sulla mancata sepoltura, sul corpo gettato in mare, sugli esami del Dna che confermerebbero al 99,9% l’identità del terrorista ucciso, sulle foto fasulle e su quelle autentiche che le autorità Usa non hanno ancora pubblicato. In queste ultime 24 ore il flusso di informazioni è stato potente, ininterrotto, contraddittorio.

Persino l’Amministrazione Usa ha dato messaggi contrastanti. Ieri, il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton aveva inizialmente dichiarato che il raid contro Bin Laden era stato concordato con il Pakistan. Dopo poche ore la notizia era stata smentita dal capo dell’antiterrorismo Usa John Brennan.

Un’ulteriore precisazione è arrivata anche dal presidente pakistano Asif Ali Zardari. In un articolo pubblicato ieri sul Washington Post, Ali Zardari ha prima di tutto messo le mani avanti affermando che le autorità pachistane non erano a conoscenza del nascondiglio di Bin Laden.

Un’affermazione che non basterà a fugare le supposizioni su un appoggio dei servizi segreti pakistani allo sceicco del terrore e ai suoi seguaci. In merito alla collaborazione al raid, il Presidente pakistano ha precisato che:

Anche se gli eventi di domenica non sono stati un’operazione congiunta, un decennio di cooperazione e partnership tra gli Stati Uniti e il Pakistan ha portato all’eliminazione di Osama Bin Laden

Un modo elegante per dire di essere stato tenuto all’oscuro di tutto, provando tuttavia a rivendicare un minimo di collaborazione con gli Stati Uniti nel corso degli anni.

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