Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Gli Usa, Bin Laden e il Pakistan: ambiguità dei servizi e indifferenza della popolazione. A due giorni dalla morte di Bin Laden e dai toni trionfali con cui è stata diffusa e accolta in tutto il mondo la notizia della sua uccisione, continuano a moltiplicarsi gli interrogativi sul ruolo del Pakistan e sulle ambiguità dei suoi servizi segreti (ISI)

La vera notizia, accanto alla morte del terrorista più ricercato del mondo, è che quest'ultimo si era rifugiato a meno di cinquecento metri da una prestigiosa accademia militare pakistana. Con queste premesse, è chiaro che, nei prossimi mesi, le relazioni degli Stati Uniti con il Pakistan non potranno che peggiorare. Ma la popolazione pakistana come ha reagito alla notizia dell’uccisione di Bin Laden?

Per vedere le cose da un’angolazione leggermente diversa, vi consiglio il bell’articolo di Mohammed Hanif, pubblicato oggi sul Guardian. Hanif riferisce che la notizia è stata colta con indifferenza. Niente bandiere americane in fiamme, niente lutti né festeggiamenti. Le tensioni che in questo momento scuotono il Paese, riferisce il giornalista, sono generate dalla disoccupazione e dalla carenza di energia elettrica.

"I Pakistani non stanno negando l’accaduto.” Scrive Hanif “Semplicemente sono occupati. Sono occupati a combattere un centinaio di piccole battaglie che non coinvolgono i Navy Seals, elicotteri crollati o miliardari arabi.

Hanif scrive che le battaglie in cui sono impegnati i pakistani semplicemente non fanno notizia. Non fanno notizia i milioni di operai e lavoratori che perdono il posto per il semplice fatto che non c’è abbastanza elettricità per far funzionare i luoghi di lavoro. Né fa notizia il basso tasso di scolarizzazione dei bambini afghani.

Questo è il punto. In una visione semplificata e un po’ hollywoodiana della Storia possiamo illuderci che, eliminato il cattivo di turno, le cose vadano automaticamente a posto: è finito l’incubo e vissero tutti felici e contenti. Non funziona così. La mafia non muore se si arresta un Totò Riina e un Provenzano. E il terrorismo islamico non muore se si uccide un Bin Laden.

I deliri di Al Qaida hanno potuto trovare terreno fertile in contesti di ignoranza, miseria, disperazione. E’ rimuovendo le cause che danno origine a questi contesti che si potrà evitare che il miliardario fanatico di turno possa indurre migliaia di persone a uccidere e farsi uccidere in nome di assurdi ritorni al medioevo o guerre sante del XXI secolo.

Un compito che non si risolve con due proiettili in testa allo “sceicco del terrore”. Quelli, semmai, sono solo l’inizio. Il resto deve ancora venire.

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