Ore 12 - Berlusconi "zoppica". Ma anche le opposizioni. Dov'è l'alternativa?

altroIl serioso ma non lungimirante capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini dice una banalità: “Se dal voto arrivasse un segnale di cambiamento dal Paese, potrebbe essere l’inizio della fine del berlusconismo”.

Con i “se” non si fa la storia e con il “condizionale” non si sfratta il Cavaliere da Palazzo Chigi. Anche perché, in questo caso, la posizione del Pidì è contraddittoria.

Da una parte il partito di Bersani accusa (giustamente) il Premier di chiamare gli elettori a un referendum su se stesso politicizzando al massimo le elezioni amministrative, ma dall’altra spera in una debacle del Pdl, specie a Milano, che potrebbe innescare la resa dei conti di Bossi e “autorizzare” il capo dello Stato a sciogliere le Camere.

Un conto sono le buone speranze, un conto è la realtà che, quanto meno, impone cautela. Non tanto perché, pur costretto nel fantasioso bricolage parlamentare, Berlusconi gode delle proverbiali “sette vite”, ma quanto per la frammentarietà del centro-sinistra che si presenta diviso al primo turno, con il Terzo polo che quasi ovunque corre da solo.

Non è ora che il Pd e il Terzo Polo dicano chiaramente agli italiani cosa intendono fare e con chi? Quanti elettori non abbandoneranno il centro-destra o si rifugeranno nell’astensionismo perché, pur delusi da Berlusconi, non trovano la nuova sponda cui approdare? Insomma, torniamo sempre al punto di partenza: dov’è l’alternativa?

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