Al Tonino (Di Pietro) "malandrino" gli scappa ... la parola. E la fa fuori dal vaso

Peccato che non si ferma (quasi) mai al momento giusto, altrimenti avrebbe spesso ragioni da vendere. Ci riferiamo ad Antonio Di Pietro, di solito lucido nella prima frase di qualsiasi suo intervento, e poi, come preso da sacro furore, sbaglia marcia, va in fuori giri, mandando tutto a carte quarantotto.

Ieri in piena campagna elettorale il leader dell’Idv si è buttato a pesce (comprensibilmente) contro Berlusconi: “ "Non si è mai visto in un Paese civile, e in uno Stato di diritto, che un imputato, mentre è in aula sotto processo per un reato grave come quello di aver corrotto un testimone, accusi coloro che lo stanno giudicando”.

Fin qui tutto nella .. norma. Poi la solita sbandata incontrollata: “È come se i nazisti sotto processo a Norimberga, - chiosa l’ex pm - una mattina fossero arrivati in aula sostituendosi ai loro giudici”. Questione di proporzioni.

Ma Tonino, lanciatissimo, non si ferma: “A me pare che, rispetto a tutto questo, chi ha il dovere, come il Presidente della Repubblica, di fermare l’attacco alle istituzioni, non si possa limitare a delle raccomandazioni e a dei rimbrotti, ma debba fare dei passi concreti, altrimenti fra poco ci penserà il popolo. Quel popolo che sta passando dalla manifestazione di piazza alla rivolta sociale". Da 118 o da … camomilla?

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