Esteri: il giro del mondo in tremila battute

La notizia, diffusa da gruppi di attivisti per i diritti umani e rilanciata dalla Cnn, evoca subito immagini tragiche di altre latitudini e altre dittature. Quando si parla di stadi e repressione militare, la memoria non può che tornare agli anni Settanta e a quell’Estadio Nacional di Santiago del Cile, trasformato in campo di concentramento dai militari di Augusto Pinochet.

Come nel Cile di Pinochet e nell’Argentina di Videla, anche in Siria si inizia a parlare di desaparecidos: alcune testimonianze riferiscono di decine di persone scomparse nella città di Homs, dove alcuni edifici pubblici sarebbero stati trasformati in centri di detenzione. Testimonianze che si sommano a quelle che parlano di dimostranti uccisi nel corso delle manifestazioni e di arresti arbitrari che si sarebbero susseguiti a centinaia anche in altre città siriane come Daraa e Banias, come riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Difficile farsi un quadro preciso della situazione, vista l’impossibilità per i media e le cancellerie occidentali di verificare i fatti in maniera diretta. Ieri, un portavoce dell’ONU ha dichiarato che un gruppo di osservatori per i diritti umani delle Nazioni Unite si è visto negare l’autorizzazione per entrare in Siria. Gli osservatori avrebbero dovuto visitare la città di Daraa, che nelle scorse settimana era stata assediata dalle truppe corazzate del regime.

Perché Stati Uniti e Nato non intervengono come in Libia? E perché le sanzioni dell’UE non colpiscono i beni della famiglia di Assad? Perché misure troppo dure farebbero crollare come un castello di carte i già fragili equilibri della regione.

Il Libano, che è tornato, di fatto, sotto il controllo siriano prenderebbe fuoco all’istante, con i militanti di Hezbollah, da sempre protetti dal regime di Assad, che potrebbero scatenare disordini all’interno del Paese e sul confine con Israele.

Senza contare che la Siria è uno dei più stretti alleati dell’Iran. Colpire troppo duramente Assad significherebbe colpire la Repubblica islamica: una mossa che, fino ad ora, l’Amministrazione Obama non sembra intenzionata a fare. Anche se sta attraversando un momento di crisi e divisione interna (con la spaccatura tra Ahmadinejad e l'Ayatollah Khamenei), l’Iran rimane ancora un osso troppo duro.

Considerate queste premesse, è probabile che gli insorti siriani andranno incontro alla stessa sorte della Rivoluzione verde iraniana: nulla di più di un ampio sostegno morale a livello internazionale e di tanta simpatia sui media.

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