Ore 12 - Napolitano e Berlusconi, forma e sostanza agli antipodi

altroC’è modo e modo, specie nei momenti di forte crisi, di rappresentare le Istituzioni, di interpretarle e comunicarne il “contenuto” ai cittadini.

Nessuna retorica a difesa del capo dello Stato e nessun accanimento contro il Premier. Ma la distanza fra l’inquilino del Colle e quello di Palazzo Chigi diventa sempre più incolmabile. Non è una questione di fair play ma di correttezza istituzionale e di possibile corto circuito delle Istituzioni.

A poche ore di distanza dei rispettivi interventi sulla giustizia, si può misurare l’abisso e, forse, l’inconciliabilità, fra due impostazioni culturali, due concezioni dello Stato, due esperienze “professionali”, due scuole politiche e di pensiero.

Giorgio Napolitano ricorda con commozione i magistrati vittime del terrorismo e della mafia. Silvio Berlusconi con arroganza spara ad alzo zero contro la magistratura e chiede una commissione d’inchiesta per la procura di Milano, impegnato solo a difendere se stesso, ad accendere le sue tifoserie, a strappare voti in libera uscita.

Il presidente della Repubblica tenta di svolgere un ruolo di tessitura e di ricostruzione del tessuto democratico, istituzionale e sociale. Oramai lacerati. Il capo del Governo tenta di resistere per salvare se stesso e il suo governo, costi quel che costi, anche lo sfascio dello Stato e del Paese.

Al Quirinale, con Napolitano, domina la responsabilità, per difendere la legalità di una intera Nazione e di un intero popolo. A Palazzo Chigi, con Berlusconi, domina l’irresponsabilità: il premier prima attacca i magistrati vivi e poi, nell’usuale stop and go, si inchina sui magistrati uccisi, a seconda delle convenienze. Così, prima o poi, il big bang.

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