Moratti contro Pisapia: dopo le bugie l'ipocrisia dei camerieri di Arcore


Ieri pomeriggio V. ha già messo bene in chiaro perché il sindaco di Milano mente sulle accuse a Pisapia. Andando oltre il merito delle accuse (che essendo infondate e false non meritano ulteriore spazio) è opportuno e istruttivo dare uno sguardo al modo in cui i camerieri di Arcore hanno cercato di porre rimedio alla spaventosa gaffe della Moratti.

E per fare ciò basta guardare le prime pagine e i lunghi servizi che Libero e Giornale dedicano alla vicenda. Senza andare troppo nel dettaglio, due ulteriori accuse vanno però estratte dalla lordura che trasuda da quelle pagine: Pisapia 30 anni fa frequentava delle pessime persone e in ogni caso ha subito un processo.

Dalle rotative che animano la macchina del fango non ci si poteva aspettare niente di meglio. Risulta comunque singolare che i difensori e i dipendenti di un uomo che aveva uno come Mangano come stalliere, che ha fondato un partito insieme a Dell'Utri e Previti (e non 30 anni fa, ma in tempi ben più recenti ...), possano mettersi a giudicare le frequentazioni di chi che sia...

Vogliamo parlare di implicazione nei processi (a prescindere dall'esito)? Il solito proprietario di giornali, nonché presidente del Consiglio e leader morale del Pdl, ne ha a decine. E da molti di essi è uscito indenne grazie a leggi provvidenziali, prescrizioni e cavilli vari. Incuranti di ciò gli incensatori di San Silvio Berlusconi martire tentano di mettere in croce Pisapia utilizzando una doppia morale che puzza davvero di fango.

Ieri Vittorio Feltri - Vittorio Feltri! - ha sbugiardato apertamente Letizia Moratti: ha sbagliato, sta facendo di tutto per perdere, ha detto. Idem Maurizio Belpietro, che su Libero di oggi

“la Moratti accusa Pisapia. E gli fa un favore”. Libero infatti, con l’articolo del direttore Maurizio Belpietro, afferma che quello del sindaco uscente “è uno scivolone grave. Letizia dunque ha sbagliato”.

E come già scrivevamo ieri, quello di Letizia Moratti è stato un autogol clamoroso. Una mossa non nel suo stile, come spiega splendidamente oggi Natalia Aspesi sulle colonne di Repubblica:

La signora è precipitata in una di quelle figuracce che da buona dama milanese educata nel famoso Collegio delle Fanciulle, era sempre riuscita ad evitare. E lo ha fatto con metodo, studiato dai suoi rustici ispiratori, adusi alle massime porcherie, aspettando la chiusura per lanciare la sua immondizia sull'avversario, sapendo che lui non aveva diritto di replica.

Lo ha accusato all'improvviso di essere stato un ladro, più o meno quarant'anni fa, o meglio "di essere stato giudicato responsabile del furto di un veicolo usato per il sequestro e il pestaggio di un giovane. Poi è stato amnistiato". La povera signora sudava e balbettava sventolando un documento, vistosamente affranta perché, pur essendo adusa alle bugie e alle fantasie, non innocue ma neppure fatali, forse non immaginava che sarebbe stata costretta ad arrivare a tanto: a unirsi alla folla della bassa politica berlusconiana, ad usare quei dossier finti e menzogneri di cui devono essere pieni i cassetti del premier e del suo personale di servizio, a diventare lei, una Moratti nata Brichetto Arnaboldi, ricca di famiglia e di petrolio, benefattrice di San Patrignano, ex ministro sia pure mediocre dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, ed ex presidente non luminoso della Rai, un Sallusti, un Feltri, un Belpietro, addirittura uno Scilipoti, una Santanché, uno dei tanti innominabili che hanno tolto ogni dignità alla politica.

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