Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente, attentato dei Taliban in Pakistan: più di settanta morti. "Questa è stata la prima vendetta per il martirio di Osama. Aspettatevi attacchi più grandi in Pakistan e Afghanistan.”

Sono le parole con cui il portavoce dei Taliban pakistani Ehsanullah Ehsan ha rivendicato l’attentato di ieri a Charsadda, nel nordest del Paese. Due bombe hanno colpito un centro di addestramento paramilitare uccidendo una settantina di persone, perlopiù paramilitari, e ferendone un centinaio, secondo quanto dichiarato dalle fonti ufficiali e riportato da Al Jazeera.

Se i diari di Bin Laden trovati nel rifugio di Abbottabad e parzialmente diffusi sui media internazionali, auspicano nuovi attentati spettacolari negli Stati Uniti, i Taliban sembrano volersi concentrare su obiettivi per loro più semplici da colpire e meno costosi dal punto di vista economico e organizzativo.

La prima conseguenza dell’uccisione dello “sceicco del terrore” potrebbe essere una recrudescenza degli scontri in Afghanistan e nelle aree tribali del Pakistan e un maggiore attivismo degli attentati terroristici nella regione. Se sarà così, il ritiro delle truppe Usa e Nato dall’Afghanistan potrebbe essere ancora molto lontano.

Potrebbe essere plausibile un secondo scenario. Non è un mistero che gli Stati Uniti abbiano cercato di trovare una soluzione al pantano afghano coinvolgendo gruppi di Taliban nella stabilizzazione del paese. La morte di Bin Laden (con i conseguenti attentati e minacce) potrebbe essere solo un pretesto dei Talebani per alzare la posta e dimostrare di essere una forza da non sottovalutare e in grado di colpire ancora.

Qualunque sia verità, i fatti sul terreno parlano di altri morti e altro caos. Un’eredità che Bin Laden continua a lasciarsi dietro. Anche dal fondo del mare.

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