Ore 12 - Elezioni, la "ressa" dei candidati. Ecco perchè ...

altroA poche ore da un voto amministrativo dal sapore prettamente politico molta gente si chiede perché c’è questa corsa a candidarsi, a farsi eleggere, a prendersi uno scranno.

Per spirito di servizio, per idealità, per ambizione, per brama di potere, per soldi?

A dire il vero, un consigliere comunale (anche in una grande città) percepisce quanto un insegnante di scuola media, poco più di un operaio. E un assessore, dopo cinque anni di mandato, non diventa certo miliardario con i gettoni di presenza in giunta o in consiglio.

Queste persone “elette”, poi, non percepiscono nulla, o quasi, dai rispettivi partiti, i quali hanno aggirato l’ostacolo del finanziamento pubblico incassando una montagna di soldi (nostri) attraverso il vergognoso e truffaldino (cosiddetto) rimborso elettorale.

Perché allora tanta gente vuole diventare consigliere sperando di diventare assessore, e per raggiungere tali obiettivi spendono una fortuna in campagna elettorale?

Perché i comuni (specie quelli grandi) sono diventati “affaristi”: con il loro potere istituzionale e politico mettono mano nei principali business del territorio (dalle ex municipalizzate, ai servizi di tutti i tipi) dove girano montagne di soldi.

Tutto è diventato business. E su ogni business, è fondamentale il “sì” o il “no” di una giunta e di un consiglio, dando agli assessori e anche ai consiglieri (per non parlare di sindaci e governatori) uno straordinario potere.

Tutto, o quasi, passa da lì. E’ quella la torta dorata. E una fetta non viene "negata" a nessuno. Anche all’ultimo può toccare una briciola (d’oro).

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