Elezioni, the day after. Berlusconi e Bossi in "coma". Le opposizioni pronte a ... dividersi

Alle cinque della sera del giorno dopo, la “sorpresa” brucia ancora e lascia tramortiti Pdl e Lega. Bisogna avere la faccia tosta di un Verdini per dire che: “A parte Milano, il risultato è di parità”.

Già, “a parte” Milano, roccaforte del berlusconismo e scelto come test dal Premier per celebrare il referendum su se stesso e il governo, tramutatosi in una debacle, con le preferenze di Silvio Berlusconi addirittura dimezzate.

Milano ha “creato” Berlusconi imprenditore e poi politico e Milano lo sta inghiottendo. Il populismo e la demagogia imperanti da quasi due decenni si sono inceppati, aprendo la crisi politica vera nel Pdl, nella Lega e nella prospettiva del centrodestra. Da Milano, e non solo, il segnale di svolta c’è e l’occasione non va persa, a cominciare dai ballottaggi, passaggio decisivo per sancire la vittoria di Milano e aprire la crisi nella maggioranza.

Per adesso, è stato battuta la volontà di Berlusconi di chiamare gli italiani al giudizio universale su se stesso e sulla sua impresa politica, la scelta di spaccare il Paese con la radicalizzazione dello scontro, la certezza che con il “Ghe pensi mi” si risolvono i problemi di una nazione. Il vuoto berlusconiano è stato scoperto.

Ma di quello stesso vuoto porta responsabilità non da poco anche la sinistra, il centrosinistra, Pd in primis, e il cosiddetto Terzo polo. Non c’è niente da festeggiare. Spetta al centrodestra trovare una via d’uscita oltre il berlusconismo e spetta al centrosinistra trovare almeno quella unità d’azione per vincere i ballottaggi e indicare all’Italia una nuova proposta.

Ma nel Pd c'è chi festeggia troppo e chi non festeggia per niente. E fra i possibili alleati iniziano i distinguo per alzare la posta. Le lezioni della storia anche stavolta sono inutili?

  • shares
  • Mail
20 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO