Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Israele, discorso di Netanyahu negli Usa: “I confini del 1967 sono indifendibili”. Non sono affermazioni nuove. Il discorso tenuto ieri dal premier israeliano Netanyahu alla conferenza dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee, la lobby Usa filo-israeliana) riprende il leitmotiv dell’indifendibilità dei confini del 1967.

E' un tema caro all’establishment israeliano, che ha sempre motivato con ragioni di sicurezza militare il mancato sgombero delle colonie in Cisgiordania e il ritorno dello Stato ebraico all’interno dei confini antecedenti la Guerra dei Sei giorni.

Nonostante i ringraziamenti di rito agli Stati Uniti e al loro supporto ad Israele (specialmente per il sistema di difesa missilistica Iron Dome), Netanyau ha nettamente bocciato la proposta, avanzata lo scorso giovedì da Barack Obama, di un ripristino dei confini del 1967, bollandoli come “indifendibili”.

In merito alle tensioni con i palestinesi, Netanyahu ha dichiarato che la fine del conflitto tra israeliani e palestinesi non sarà “una panacea per il Medio Oriente”. Il premier israeliano ha posto invece l’accento sulla diffusa mancanza di democrazia nella regione. Nelle parole di Netanyahu, Israele è l’unico esempio positivo nell’area. “Israele” ha dichiarato “non è quello che c’è di è sbagliato in Medio Oriente, Israele è quello che c’è di giusto in Medio Oriente”

Il discorso di ieri segue quello tenuto il giorno prima da Barack Obama, in cui il Presidente Usa aveva parzialmente fatto marcia indietro sulla questione dei confini del 1967. Obama aveva inoltre dichiarato di non essere intenzionato ad appoggiare la richiesta di riconoscimento dell’indipendenza della Palestina che l’Anp presenterà a settembre all’Assemblea dell’Onu.

Oggi Netanyahu parlerà davanti al Congresso, dove ha dichiarato di voler presentare la visione dello Stato ebraico per il raggiungimento della pace in Medio Oriente. Non ci sarà probabilmente da attendersi nulla di nuovo rispetto a quanto già dichiarato all’AIPAC, se non una maggiore decisione nel ribadire l’indisponibilità agli accordi proposti la scorsa settimana da Obama.

Il giro del mondo in tremila battute va in vacanza e torna dopo il 20 giugno. Un saluto a tutti i lettori.

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