Ore 12 - Berlusconi è alla "frutta". Ma la sinistra si è affidata ai giudici e non agli elettori ...

altroSe fra dieci giorni il ballottaggio di Milano boccerà definitivamente Letizia Moratti, lo sgretolamento non riguarderà solo l’asse di potere che governa il capoluogo lombardo. Il voto porrà le basi per lo stravolgimento degli attuali assetti politici nazionali.

A esserne colpito, forse in modo definitivo, sarà Silvio Berlusconi e l’impalcatura del berlusconismo. Succederà al Pdl, quasi 20 anni dopo, quel che accadde nei primi anni ’90 alla Democrazia Cristiana.

Le diversità da allora sono molte, ma anche i punti in comune. La Dc è stata, coi suoi limiti ed errori, un grande partito democratico, liberale, di massa, con forte identità e valori e profondo radicamento sociale. Il Pdl era e resta il partito del “predellino”, cioè il partito-non partito padronale ad uso e consumo del Cavaliere.

Anche nel 1992-93 la Dc (il cui consenso ultradecennale derivò soprattutto dall’essere la barriera contro il comunismo) tentò di recuperare la sua crisi identitaria avviatasi con la caduta del muro di Berlino e poi esplosa con Tangentopoli, affidandosi a un uomo solo (Mino Martinazzoli), tornando ai fantasmi dell’anticomunismo e gridando ai complotti delle procure.

Alla fine, la Dc, senza più progetto politico, accerchiato e divisa, perì sotto il colpo finale inferto dalla Magistratura. Stavolta non è così. Non sarà la “rossa” procura di Milano a incastrare il Cavaliere e a ribaltare il sistema berlusconiano, bensì le urne.

Intanto con la spallata delle amministrative. Poi, a seguire, massimo due anni, il ko totale del Cavaliere e del suo sistema. A Berlusconi non sarà concesso giocare una nuova “mano” per recuperare la partita. Il ciclo è alla fine.

Il Pd e la sinistra, però, hanno commesso un errore grave: si sono affidati ai giudici e non agli elettori. E questo peserà nel dopo Berlusconi.

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