Ore 12 - Ballottaggi: Terzo Polo, "indispensabili" o "inutili"?

altroAlla prima tornata di queste amministrative ha vinto l’opposizione a Berlusconi. Sarà così anche ai ballottaggi, in primis a Milano?

In queste ore di caccia all’ultimo voto, si sfoglia la margherita del Terzo Polo, ufficialmente “non schierato”, cioè, come nel capoluogo lombardo, nessun appoggio né a Pisapia, né alla Moratti. Scelta “saggia” o antico vizio di tenere il “piede in due scarpe” per saltare alla fine sul carro del vincitore e accaparrarsi comunque le poltrone?

Bruno Tabacci cerca di fare chiarezza: “In queste amministrative il Terzo Polo ha rotto con la destra. Lo strappo c’è stato, indietro non si torna”. Sarà così?

Fini è in un vicolo cieco: se continua ad allontanarsi dalla sponda “destra”, non gli rimane che un pugno di foglie secche. Pure l’elettorato di Casini (Udc) è moderato, piazzato nel centro-destra, come tutto il gruppo dirigente, bramoso di potere. L’Api di Rutelli, poi, una pattuglia di ex Pd e Ulivisti delusi, nonché drappelli dell’ex Margherita, è alla ricerca della “terra di mezzo”.

Su tutto, al di là delle ottimistiche dichiarazioni ufficiali, pesa il risultato del primo turno, non certo esaltante (con l’eccezione di Napoli), anzi, molto preoccupante per tenere in piedi un partito capace di fare saltare il bipolarismo Made in Italy.

La politica dei due forni non è questa del Terzo Polo, perché Craxi, uno che la praticava ovunque, diceva “prima”, dopo avere trattato con tutti, con chi si alleava il Psi.

Oggi, di certo, il Terzo Polo non ha un elettorato “definito” anche perché Fini, Casini, Rutelli si sono mossi sempre con troppe lentezze, troppe incertezze, poche chiarezze, sia sull’identità e sul progetto politico che sulle alleanze. La scelta di non dare indicazioni di voto è quindi dettata solo dal timore di nuove divisioni e fratture, esiziali per un movimento tutt’altro che formato e stabilizzato.

Ecco perché si è scelto di non scegliere. Il rischio è che, dal prossimo lunedì, il Terzo Polo trovi poi tutte le porte chiuse. Invece di diventare indispensabili, Casini, Fini, Rutelli, diventerebbero “inutili”.

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