Ballottaggio Milano 2011, le promesse del PdL e di Letizia Moratti

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Che pessima, pessima, pessima campagna elettorale quella verso il ballottaggio a Milano. E bisogna avere l'onestà intellettuale di vederlo: è stato solo il centrodestra ad alzare i toni, a strillare, a fare il peggio del peggio che si sia visto negli ultimi tempi. Terrorizzati di perdere Milano. Proviamo a fare un quadro della situazione aiutandoci con alcuni editoriali usciti oggi.

Prima però torniamo indietro di qualche giorno. Settimana scorsa, dopo la batosta del primo turno, Silvio Berlusconi ha atteso qualche giorno prima di parlare. Quando ha parlato ha invaso la televisione di Stato e non con il suo volto, e il logo PdL. Indegno di un Paese normale: e l'AgCom dov'è? Lo ricordava Davide.

Da quel momento la battaglia è ricominciata, soprattutto sul fronte più caldo, quello di Milano. La campagna elettorale di Letizia Moratti è ripartita - anche e soprattutto sul web, dove una totale inazione dei mesi precedenti l'aveva vista surclassata completamente da Giuliano Pisapia - ma come è ripartita?

Nel peggiore dei modi possibili: oggi lo raccontano bene due editoriali non certo di quotidiani di sinistra, ma decisamente vicini ai moderati. Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera per esempio:


Cascano le braccia davanti alla cecità politica che sta dimostrando in queste ore la destra nella campagna per Milano. Ma davvero si può pensare che dilagare sui telegiornali, promettere ministeri, togliere multe, elargire mance e favori possa rovesciare un risultato che ha cause politiche profonde? Per carità: magari il ballottaggio di domenica assegnerà la vittoria a Letizia Moratti, chi può dirlo?, ma se ciò accadrà sono sicuro che accadrà solo perché, pur di non consegnare la città agli avversari, l’elettorato di destra si ricompatterà e tornerà alle urne che aveva disertato una settimana fa. Non certo perché ammaliato dall’ennesima concione berlusconiana o dal miraggio di qualche improbabile ministero alla Bovisa elargito da Bossi.

La destra dovrebbe convincersi che ciò che soprattutto le sta togliendo il consenso del Paese (Milano inclusa) — oltre qualche intemperanza, chiamiamola così, della vita privata del suo leader: ma in misura che io credo assai poco rilevante— non dipende in realtà dall’economia. Dipende da qualcos’altro che va al di là delle pur non facili condizioni di vita di tanti cittadini. Sostanzialmente dipende dal fatto che molti elettori di destra hanno cominciato a perdere fiducia nella capacità di Berlusconi e dei suoi di capirli e di rappresentarli in generale.


Della Loggia è un campanello dall'allarme che se stessi in via dell'Umiltà - sede romana del PdL - ascolterei con attenzione. Sono i chiodi sulla cassa da morto del PdL: e se anche Napoli cadrà, come è molto probabile cada Milano - annusata l'aria che tira in città - si dovranno prendere delle decisioni importanti.

Anche perché nello stesso PdL, c'è aria di ultimi giorni nel bunker. Tutti contro tutti: lo ricorda La Stampa

Il Pdl è una polveriera sul punto di esplodere. Non c’è solo Scajola all’assalto dei coordinatori nazionali, e nemmeno la fronda di Miccichè al Sud che fa proseliti pure tra i Responsabili. La Biancofiore, fedelissima del Cavaliere, minaccia di andarsene in un gruppo autonomo. A Milano il capogruppo Podestà attacca frontalmente il fiduciario del premier, Mantovani. Ferrara critica con ferocia Berlusconi sulle colonne del «Giornale» di famiglia... L’impressione, ai piani alti del partito, è di una nave senza timoniere. I due capigruppo, Cicchitto e Gasparri, hanno tentato ieri di loro iniziativa una mediazione con la Lega senza neppure informare preventivamente il Boss, che peraltro si è legato le mani da solo. Grande è la confusione sotto il cielo del Pdl. Ma non è nulla a confronto di quanto potrebbe accadere se, oltre a Milano, Berlusconi per caso domenica dovesse perdere anche a Napoli. Due sberle atroci. E allora sì che, come ammette uno dei suoi generali più fedeli, «salterebbe il tappo». In pubblico lui sostiene che non ci sarebbero contraccolpi sul governo, ma a crederlo sembra rimasto da solo.

A fare da eco a questo pezzo un editoriale sempre sul quotidiano torinese, firmato da Luigi La Spina, molto critico verso i toni utilizzati dal centrodestra in questa campagna elettorale, soprattutto per le comunali milanesi. Leggiamo;

Quale opinione la Moratti pensa possano avere di questi atteggiamenti proprio quegli elettori moderati che, fedeli al principio del rispetto della «legge e dell’ordine», hanno osservato le regole? A quale Milano si rivolge? Non crede di offendere, così, l’onestà e il civismo dei suoi concittadini? Soprattutto non ritiene di offendere se stessa, il suo passato di impegno pubblico, dalla presidenza Rai al ministero dell’Istruzione? Compiti svolti con risultati controversi, ma sempre con dignità e mai segnati da cotanto cinismo politico.

E’ con amarezza che occorre constatare l’impossibilità di assistere a una battaglia elettorale, a Milano, come si poteva prevedere: tra un galantuomo garantista di sinistra come Pisapia e una gentildonna di destra come la Moratti. E questa volta, non si può essere così ipocriti e falsamente equidistanti da non segnalare per colpa di chi un clima di civile competizione sia stato compromesso. Con altrettanta amarezza dispiace come la grande tradizione liberale, moderata e anche conservatrice di Milano si possa sentire abbandonata. Un passato che ricorda figure di cattolici come Filippo Meda, Gallarati Scotti, Giuseppe Toniolo, e di laici come Luigi Albertini e Giovanni Malagodi.

La deriva finale della Moratti sulla via dell’estremismo verbale e della demagogia elettorale più incontrollata può sorprendere chi credeva di conoscerla, ma corrisponde, purtroppo, agli atteggiamenti della coppia Berlusconi-Bossi di questi tempi.

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