Da tol.org: che cosa fa la Comunità Europea a est?

jeremyeunuovoProsegue la collaborazione tra Polisblog e Jeremy Druker di tol.org. Questa volta Jeremy ci racconta di come funzioni la Comunità Europea nei Paesi dell'est. Buona lettura.

Quando si parla dell'Europa dell'est, la UE è un bersaglio facile. I governi opprimono l'opposizione, sbattono giornalisti in galera, aumentano a dismisura i poteri del Presidente, così spesso Bruxelles è accusata di fare poco per costruire la democrazia nell'Europa dell'est e nel Caucaso.

Se l'accusa che Bruxelles non stia facendo abbastanza possa essere sensata, l'accusa che Bruxelles non faccia nulla è ingiusta. Dal 2004 la EU ha lanciato la European Neighborhood Policy e la Eastern Partnership; gli scambi commerciali tra i Paesi membri della partnership (Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia, e Ucraina) sono aumentati; ha sostenuto un ruolo importante nella gestione dei conflitti in scenari come la Transnistria e la Georgia...

...ha iniziato a gestire negoziati e accordi per una cooperazione più stretta con tutti i Paesi della Eastern Partnership, fatta eccezione della Bielorussia. Sul posto ora ci sono sei delegazioni UE, invece delle due precedenti, che offrono maggiore visibilità a Bruxelles in ogni Stato, e queste delegazioni sono destinate ad crescere di numero.

Ma come sottolinea un documento del Consiglio Europeo per le Relazioni Estere, è stato fatto poco per trasformare queste società in società più aperte. Gli autori del documento, Andrew Wilson e Nicu Popescu scrivono: "...l'influenza dell'UE al fine di riformare e democratizzaere i suoi vicini dell'est è stata nella migliore delle ipotesi marginale. In altre parole, la presenza sul campo non si è trasformata automaticamente in azione.

Come notano gli autori infatti, in ben cinque dei sei paesi - con l'eccezione della Moldavia - hanno fatto dei passi indietro negli ultimi anni, adottando politiche fondamentalmente contrarie agli standard EU. Le classi dirigenti locali infatti preferiscono guadagnare sul breve e medio termine riformando parzialmente il sistema, invece di implementare riforme strutturali dalle quali si trarrebbero benefici a lungo termine.

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