Alessandro Sallusti su Letizia Moratti "Guadagnando un punto e mezzo le è già andata di culo"

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Ieri pomeriggio Dago ha lanciato un'anticipazione dell'intervista ad Alessandro Sallusti - Direttore de Il Giornale - in edicola oggi su Vanity Fair. Che cosa racconta uno dei più ascoltati consiglieri di Berlusconi? Tante cose, si leva dei macigni dallo scarpone, come titola d'Agostino.

Sallusti in realtà sta già ora pagando il fallimento della strategia aggressiva e urlata che ha danneggiato Letizia Moratti nella corsa a Palazzo Marino - penso anche alla campagna "Io voto Moratti e Lassini", ad esempio - e quindi può parlare, e dire qualche verità finora occultata. Soprattutto sul candidato sindaco di Milano, decisamente mai amato, neanche nel PdL:

La Moratti non è uscita bene dal primo turno. C'è chi dà la colpa proprio ai toni aggressivi che avete introdotto nella campagna.
«I toni non c'entrano. Nessuno ha il coraggio di rinfacciare alla Moratti la disfatta, eppure tutti nel partito sapevano che partiva dal 40%: guadagnando un punto e mezzo le è già andata di culo.

Vediamo che altro racconta Sallusti a VF dopo il salto.

Nessuno osa dire che ha sbagliato Berlusconi a dare ai giudici dei brigatisti o a fare i comizi sotto Palazzo di Giustizia. Allora dicono che è colpa del Giornale, dei falchi, della Santanchè. Rispondo che sono ipocriti: se critichi il Giornale, che sostiene le posizioni di Berlusconi, critichi il capo del partito»

Sulle possibilità che al ballottaggio di domenica 29 e lunedì 30 maggio ce la faccia, Sallusti è categorico. Non ce la farà:

La Moratti ha qualche speranza di vincere il ballottaggio?
«Secondo me, no».

Molto interessante la parte dell'intervista in cui si approfondisce il momento in cui ci fu lo scarto dai consueti binari moderati per Letizia Moratti. Quando durante il dibattito su Sky Letizia Moratti tirò fuori un'accusa assurda contro lo sfidante Giuliano Pisapia, quella di essere stato condannato per furto d'auto. Un falso: in molti individuarono come suggeritori di quel passo falso non l'agenzia che le curava la comunicazione, ma proprio Alessandro Sallusti o Daniela Santanchè. Ecco cosa spiega Sallusti:


Vicina a Formigoni è anche la Sec, l'agenzia che ha curato la criticatissima strategia di comunicazione della Moratti. Sono stati loro a consigliarle infelicemente di tirare fuori, durante il confronto televisivo a Sky, la vecchia storia della condanna di Pisapia per il furto di un'auto poi usata per un sequestro?
«La Sec nega»
Non sarà stato lei a imbeccarla?
«Chi mi accusa non conosce i miei rapporti con il sindaco uscente, e soprattutto non conosce lei: non ascolterebbe mai un mio consiglio. Prima del gennaio scorso, quando mi invitò per un caffè a Palazzo Marino, non la conoscevo neppure. Qualche giorno dopo mi telefona: "Guarda, direttore, forse possiamo darci del tu". Lì ho capito che era davvero in difficoltà, perché se una così scende dal piedistallo e si abbassa a dare del tu a uno che le sta evidentemente sui coglioni... Malgrado tutto, penso davvero che sia molto meglio lei di un pericoloso estremista come Pisapia».

E infine chiude spiegando quelli che suo modo di vedere sono i motivi del fallimento del PdL alle elezioni comunali milanesi. La consueta idea che ci sia sempre un Silvio Berlusconi dietro l'angolo pronto a togliere le castagne dal fuoco. Convinzione errata:

Nessuno nel partito si era accorto della sua debolezza?
«Certo che sì, e si è pensato alle alternative: Confalonieri era forse la più forte. Ma a Milano non si può far fuori un sindaco che si chiama Moratti».

Sta dicendo che il Pdl è andato consapevole verso la batosta?
«No, ma siccome il partito si è abituato ad avere uno con la criptonite che risolve tutte le situazioni, c'è stata l'incoscienza di dire: "Tanto ci pensa Berlusconi"».

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