Veritometro: la Repubblica e la "povertà" dei pensionati









"Oltre la metà dei pensionati non arriva a 500 euro al mese""




"La Repubblica" 26 maggio 2011



Scopri perchè dopo il salto

Chi sono i poveri in Italia? Un preconcetto molto radicato in Italia porta moltissimi a rispondere quasi automaticamente: "gli anziani!"; "i pensionati!". Questo riflesso condizionato sembra aver colpito anche Repubblica che nell'edizione in edicola oggi titola (come già fatto ieri sul sito) "un pensionato su due vive con meno di 500 euro".

In realtà l'attacco dell'articolo - dedicato a commentare i recenti dati Inps - dice una cosa un po' diversa:

"Oltre la metà delle pensioni erogate dall'Inps, precisamente il 50,8%, non arriva a 500 euro al mese"

Se ogni pensionato ricevesse una sola pensione, le due parole potrebbero tranquillamente essere usate come sinonimi, come fa Repubblica. Invece, come si scopre andando a vedere il Rapporto Annuale Inps 2010, la realtà è ben diversa.

La figura commentata da La Repubblica è questa, riferita alle pensioni:


Qualche pagina più nel rapporto, però, si trova un'altra figura, che ci fornisce un'informazione un po' più interessante. Quella che mostra la distribuzione dei pensionati INPS per numero di pensioni percepite.


Si scopre così che circa un pensionato su quattro riceve più di una pensione (e il 5% più di due). Rientrano in questa categoria ad esempio tutte quelle anziane signore ex casalinghe che magari ricevono davvero una pensione di 400 euro (non avendo mai versato contributi), ma a questa cumulano la ben più abbondante pensione di reversibilità del marito deceduto.

Il risultato finale ce lo mostra il grafico dei pensionati Inps per classe di importo del reddito pensionistico percepito, che include sia le pensioni erogate dall'Inps che quelle provenienti da altri Enti previdenziali (ad esempio le casse previdenziali di categoria come Inpgi, Inarcassa, Inpadap).


Come si può osservare, i pensionati che ricevono meno di 500 euro sono il 23,3%. Una cifra non trascurabile, ma che corrisponde comunque a meno della metà di quanto proclamato da Repubblica. Che sembra essere inciampata in una vera e propria bufala, come ha scritto giustamente The Week.

Se avesse voluto fare un discorso circostanziato sulla povertà in Italia, Repubblica avrebbe potuto commentare questo grafico, che illustra il rischio di povertà in Italia per varie categorie (tratto dalla presentazione di Tito Boeri e di Pietro Garibaldi ad un audizione in Senato del 2010).


Come si vede, per alcune categorie (i disoccupati e i precari, questi ultimi prevalentemente giovani) la probabilità di ritrovarsi poveri è molto più alta che per la popolazione nel complesso; per altre (i lavori autonomi, chi ha figli minori, le donne) essa è di poco superiore.

Ci sono solo due categorie per le quali il rischio di povertà è inferiore alla media: i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato e gli over 65 (questi ultimi quasi tutti pensionati).

Insomma, sembra proprio che nell'Italia del 2011 i poveri non siano più tanto i pensionati (com'era una volta) ma i giovani. Una realtà di fatto che si continua a nascondere e a negare, anche grazie a prime pagine come quella di Repubblica di oggi.

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