Ballottaggi, Berlusconi fra ossessioni, gaffes e fischi. Per chi suona la campana?

Scrive Le Monde che “tutta l’Italia guarda a Milano: se il centro-destra lunedì esce sconfitto dalle urne, si aprirà una breccia nel berlusconismo”. E’ vero, tutti attendono il risultato del ballottaggio di Milano non tanto e non solo come fatto amministrativo locale ma per le possibili conseguenze politiche nazionali.

Certo, dopo quasi un ventennio di eccessi e di costante decadenza, la Milano “perbene” contraria alla campagna odiosa e diffamatoria contro Pisapia e a un modo barbaro di fare politica, la Milano di quella borghesia che lanciò prima Craxi poi il Cavaliere, vuole cambiare e voltare la pagina del berlusconismo.

Altro che i “rivoltosi” dei centri sociali! A rivoltarsi contro la Moratti e contro Berlusconi sono soprattutto i moderati e i ceti medio alti.

D’altronde, come scrive Gad Lerner, Milano è sempre stata un laboratorio politico nazionale: “qui sono nati il fascismo, la resistenza, il craxismo, la Lega nord, il berlusconismo: se il premier viene sconfitto a Milano dove il Cavaliere ha costruito il suo impero, è il suo crepuscolo”.

E la sinistra, sempre pronta a dividersi? Ha l’occasione per rilanciarsi grazie a un candidato che non aveva scelto e che non ama. Il Pd, se fa tesoro dei propri limiti ed errori, può riprendersi il pallino in mano.

Ma il dato centrale che emergerà è uno solo: il voto porterà alla luce la crisi politica del centro-destra, le sue divisioni interne e una sua profonda frattura con i milanesi e con gli italiani.

Chi è in grado di tessere la tela dell’alternativa faccia un passo avanti.

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