Dopo il terremoto ballottaggi: i tre punti centrali

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E così ieri è andata come pochissimi pensavano: il centro sinistra ha travolto il centrodestra praticamente ovunque. A Milano Giuliano Pisapia ha travolto Letizia Moratti, a Napoli ha trionfato Luigi De Magistris, ma anche a Cagliari, a Trieste. Il centrosinistra ha "vinto" questo secondo turno delle amministrative portandosi a casa nove capoluoghi, contro i quattro del centrodestra.

Un terremoto che a parole Silvio Berlusconi fa finta di ignorare. Ma che ci racconta molte cose: la prima che è la PD vince se "lascia fare". La forza delle primarie, di averle accettate - magari ingoiando un rospo, proprio come con Giuliano Pisapia a Milano, cui il partito avrebbe preferito Stefano Boeri - e di aver candidato chi aveva credibilità "dal basso", ha pagato.

Ha pagato a Milano, soprattutto: ed è l'esempio più importante. Ha pagato a Milano come aveva pagato - ma erano altri tempi - con Nichi Vendola alle regionali pugliesi. Anche lì, in molti esprimevano perplessità per il candidato di SeL, preferendogli Boccia. Ora, chi di voi si ricorda, in tutta onestà, che faccia avesse Boccia? Ecco...

Ma sono anche altri i temi che escono fuori da questo traumatizzante secondo turno di amministrative: li notava stamane per esempio Pierluigi Battista sul Corriere della Sera. I rapporti tra la Lega Nord e il Cavaliere non saranno mai più gli stessi:

La Lega è stata severamente punita insieme a Berlusconi, abbandonata da una base popolare infuriata, delusa e stremata da un’alleanza con il Pdl che le sta erodendo consenso e credibilità. Per la prima volta Bossi è stato colpito a causa della sua alleanza con Berlusconi. Per la Lega si è simbolicamente chiusa la stagione della coalizione di centrodestra. Questo è un dato certo, malgrado le dichiarazioni rassicuranti diffuse dalla Lega nella serata di ieri. Incerti sono solo i modi, i tempi e il linguaggio con cui avverrà l’operazione sganciamento della Lega da questa maggioranza.

Resta sul vago Battista, ma è chiaro a tutti che la frattura sarà difficilmente sanabile. Il perfetto contrappunto a quanto scritto dall'editorialista del Corriere è questa intervista di Riccardo Barenghi a Nichi Vendola, uscita stamane. Dove il Governatore della Regione Puglia è giustamente euforico. La vittoria di ieri, apre la sua strada verso Palazzo Chigi. Follia? Mica tanto, personalmente sul tema la vedo più o meno come gli amici de Linkiesta.

Chi pensate le vincerebbe le primarie del PD, se domattina si mettessero contro per guidare la coalizione, Vendola e Bersani? Eh...


Ma se il Paese era così malridotto come ha fatto a reagire e addirittura a chiudere il ciclo?

«Perché qualcuno ha seminato bene. Parlo delle lotte dei precari, quelli del “futuro è adesso”, della rivolta delle donne contro l’umiliazione del loro corpo, parlo delle tante vertenze sul lavoro... Da mille situazioni del Paese è stata cacciata la pubblicità e si è tornati alla realtà. E a tutto questo va sommato il disgusto che molta gente ha provato nei confronti di un governo che trucca le carte per evitare i referendum, che offende i magistrati accusandoli di essere un cancro, un governo fatto di ministri che non perdono occasione per sparare battute volgari, uno squallido celodurismo di maschietti stagionati. Ecco, l’Italia migliore ha detto basta a tutto questo».


Nella domanda di Barenghi c'è l'eco di un tema caro a Battista: ovvero, l'inesistenza della dittatura berlusconiana. L'idea che in Italia ci sia un regime, è stata un po' spazzata via ieri: certo, il ruolo di primo ministro sappiamo tutti da chi è ricoperto, ma i risultati di ieri fanno ben sperare per il futuro.

Forse non c'è bisogno dell'intervento di un esercito straniero per liberarci da Lui: o magari di un colpo di stato, come suggeriva Alberto Asor Rosa qualche mese fa. Basta votare ed essere più degli altri: e di solito si vince.

Al di là di quanto letto altrove, mi sembra che siano tre i punti da tenere d'occhio sul breve periodo. Il primo, la tenuta dell'asse PdL - Lega Nord. Probabile che nei prossimi giorni se ne vedano delle belle. Secondo: l'implicita legittimazione del "sistema Vendola", e in parte di Vendola stesso come prossimo leader del centrosinistra, magari alle prossime elezioni politiche - azzardiamo: anticipate?

Terzo: lo scollamento totale mostrato da Silvio Berlusconi col suo elettorato. E col suo elettorato di qualunque parte d'Italia, perché le ha prese ovunque, non solo del nord, tradizionale serbatoio di voti sicuri per il centrodestra. Analizza benissimo la questione Michele Brambilla su La Stampa

Se Berlusconi non capisce che non basta più affidarsi a chi sa parlare alla «pancia» del Nord, il suo declino sarà rapidissimo. La gente del Nord è meno «beota» (per usare il linguaggio di certa propaganda) di quanto pensino gli imbarazzanti maître à penser che il Cavaliere si è scelto in questi ultimi anni. Anni in cui si sono usati spesso i media come si usa il manganello, agitando fantasmi scomparsi da un pezzo (a furia di parlare di bandiere rosse, ieri le bandiere rosse sono ricomparse davvero) in un clima cupo da fine impero

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