Caivano, la nuova frontiera dei rifiuti napoletani


Torniamo mestamente ad occuparci di rifiuti, dopo i disordini che hanno coinvolto manifestanti e forze dell'ordine a Caivano, cintura di Napoli. Ancora una volta tocca dunque fare il punto su una situazione da Terzo mondo, che non ha eguali in Europa.

A Napoli le strade sono sommerse dai rifiuti. Tutti vogliono che vengano rimossi, ma nessuno vuole la discarica vicino a casa. Questa in sintesi la situazione. I peggiori di tutti sono i sindaci e i rappresentanti degli enti locali, che da una parte urlano allo scandalo per la monnezza e dall'altra cavalcano la protesta dei concittadini ogni volta che si cerca di risolverla, per il terrore di essere crocifissi.

Il neo-sindaco partenopeo De Magistris ha promesso di far scomparire i rifiuti dalle strade giù in settimana, e vedremo come ci riuscirà (noi glielo auguriamo di cuore), ma se anche dovesse riuscire nell'impresa sarebbe certamente con una soluzione emergenziale. Meglio di niente, si dirà. Certo, ma il problema dovrà anche essere risolto una volta per tutte con un programma strutturale, o no?

In attesa degli eventi, comunque, almeno una cosa si può fare. Militarizzare e riattivare tutte le discariche presenti, scortando i camion della nettezza urbana anche con i carri armati se necessario, e fermando per resistenza alla forza pubblica tutti i manifestanti.

Qui stiamo parlando di emergenza nazionale, dunque il periodo della tolleranza è finito. In nessun'altra città d'Europa esiste una opposizione alla messa in funzione delle discariche come a Napoli, dunque è anche ora di finirla di tollerare movimenti di protesta che spesso nascono da interessi poco chiari. Naturalmente non bisogna mai arrivare alla violenza, ma mettere in opera misure di dissuasione, questo sì. Almeno per far sentire che una volta tanto lo Stato rimane sulle proprie decisioni, o non se ne uscirà mai.

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