Giulio Cavalli, consigliere regionale antimafia a Milano, lascia l'Idv e entra in Sel


Io non sono d’accordo sulla svolta centrista di Antonio Di Pietro di questi ultimi giorni. Lo scrivo qui perché mi sono stancato di dovermi giustificare di una posizione (o meglio di una nuova ‘direzione’) che non condivido.

Queste erano alcune delle parole scritte nei giorni scorsi da Giulio Cavalli, noto autore politico e scrittore, eletto come consigliere per le elezioni regionali in Lombardia con l'Italia dei Valori con record di preferenze nel collegio della provincia di Milano. Dopo essersi dimesso da coordinatore milanese del partito, in aperto contrasto con la dirigenza Idv, colui che insieme a Chiara Cremonesi e Pippo Civati aveva fondato l'Expo No Crime, il primo gruppo interistituzionale contro l'infiltrazione della mafia negli appalti per l'Expo 2015, lascia il partito di Antonio Di Pietro.

Giulio Cavalli (qui la sua pagina facebook) rappresentava una delle poche scelte convincenti fatte dall'Idv a livello locale; dopo la figuraccia nazionale fatta con il passaggio di Scilipoti al governo e la svolta moderata-davvero poco credibile- di Di Pietro con aperture più o meno chiare all'esecutivo, altro colpo di scena non da poco.

Perchè se come dice l'autore dello scottante Nomi cognomi e infami sono molti gli esponenti Idv pronti a passare a Sel per motivi politici (e non di compravendita), il partito di Di Pietro rischia di diventare ciò che a molti analisti sembra da tempo: un contenitore vuoto, destinato a sopravvivere finché dall'altra parte esisterà un certo Silvio Berlusconi (e un Pdl tale e quale). Nonostante le mille giravolte con salto carpiato moderato.

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