Primavera araba: la democrazia è vicina?


La prima risposta che si potrebbe dare alla domanda del titolo è: certo che sì! I cittadini arabi hanno abbattuto le dittature in Egitto e Tunisia e stanno combattendo in Libia e in Siria. Ci siamo quasi! Purtroppo, le cose non stanno proprio così. La transizione in Marocco, la precaria tregua tra le varie fazioni in Tunisia e la generale condizione economica dei paesi arabi ci dovrebbero far assumere un atteggiamento più prudente.

In Marocco il Re Mohammed IV ha ottenuto una vittoria importante, visto che la popolazione ha approvato a larghissima maggioranza un referendum costituzionale proposto dal monarca: in sostanza, come ricorda questo post, i poteri del sovrano rimangono molto importanti. Il Re, è vero, cede una parte del proprio potere, ma da qui a parlare di democrazia ce ne passa.

In Tunisia, leggendo questo pezzo sul fattoquotidiano.it, si scopre che alcune fazioni vogliono proseguire la lotta contro il governo in carica, nonostante l'ex uomo forte Ben Ali abbia appena ricevuto

"una seconda condanna a 15 anni e mezzo di carcere per detenzione di armi, stupefacenti e reperti archeologici. [...] Ben Ali, rifugiato in Arabia saudita, il 20 giugno scorso è stato condannato in contumacia con la moglie Leila Trabelsi, a 35 anni di reclusione e al pagamento di 45 milioni di euro."

Seguiteci dopo il salto, dobbiamo ancora parlare di un altro importante problema...

Infine, il problema economico. Ricordate il crollo dell'Unione Sovietica e del blocco orientale? Si diceva che una salubre iniezione di democrazia liberale e di liberismo economico avrebbe di colpo trasformato dittature sanguinarie in paradisi terrestri, in cui tutti potevano acquistare tutto e in cui tutti avrebbero goduto della benevola influenza del "mercato" e delle istituzioni democratiche occidentali. Non è andata proprio così.

Nei paesi arabi la situazione economica è molto difficile, come ricorda questo post di Noise from Amerika:

"Le riforme economiche sono solo condizione necessaria per assicurare il benessere e lo sviluppo di lungo periodo. Vanno complementate con un altro e più difficile processo. [...] Senza un sistema legale che protegga efficacemente i diritti di proprietà, senza un fisco equo e semplice, senza regole precise per la condotta degli affari, senza istituzioni che tali regole facciano rispettare, senza un controllo rigoroso sulla corruzione, senza una moderna corporate governance si riesce a migliorare la performance di crescita per qualche anno, ma si inocula il germe di distorsioni destabilizzanti.

In sostanza accade che a beneficiare delle liberalizzazioni siano quelli con i legami giusti, le parentele altolocate, le connessioni ai centri di potere, la disponibilità di liquidi, i professionisti con le competenze di punta (IT, finanza, ingegneria) o semplicemente quelli di mano lesta che riescono a piazzarsi al posto giusto nel momento giusto. L’apoteosi di questa degenerazione si verificò in Russia al tempo di Yeltsin quando gli oligarchi si sostituirono ai burocrati sovietici, spesso cambiando semplicemente casacca e foggia del cappello."

Foto | Flickr

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