Manovra economica, tagli, sacrifici: tutti a dieta tranne la 'grassa' politica?


Inaccettabile il no a tagli sui costi della politica

Così oggi commentava la tutt'altro che rivoltosa presidente di Confidustria Emma Marcegaglia la manovra economica, al centro del dibattito settimanale, leggermente apocalittico nei toni e nei proclami.

E mentre ci sentiamo predicozzi sui tempi duri e i sacrifici a venire - come se gli ultimi anni fossero stati lastricati d'oro - non ci accorgiamo che la cosiddetta casta, o se preferite un termine meno conformista la classe politica, a dare il buon esempio non ci pensa proprio. E non ci ha mai pensato.

A questo proposito scrive Panebianco sul Corriere di oggi:


I costi documentati so­no peraltro solo la punta dell'iceberg. I dati precisi non sono facilmente re­peribili ma è certo che il numero di coloro che in Italia vivono «di politica» (la cui fonte di reddito, cioè, deriva, direttamen­te o indirettamente, dalla politica) è enormemente cresciuto negli ultimi ven­ti anni: c'è chi pensa che sia addirittura quadrupli­cato o quintuplicato.

Continua:

Non è affatto solo una questio­ne di auto blu e di stipen­di di rappresentanti eletti (che sono le cose che maggiormente colpisco­no il cittadino). C'è mol­to, molto di più. Là fuori c'è un vero e proprio eser­cito, con famiglie a cari­co, di quelli che potrem­mo definire «professioni­sti politici occulti», perso­ne che campano grazie al fatto che la politica (i par­titi) li ha piazzati - a li­vello nazionale, regiona­le, locale - in consigli di amministrazione, all'in­terno di società pubbli­che, e ovunque essa po­tesse allungare le mani. Persone che sono in quei posti, per lo più, non per le loro competenze ma per i loro legami politici.

Ecco, è giusto sapere, in un paese dove i sacrifici vengono richieste sempre e solo agli stessi - i non raccomandati - che tutti i discorsoni che si sentono ripetere in televisione da gran parte del governo e classe politica non sono altro che fuffa. Qualcuno forse si ricorda della non abolizione delle province di appena una settimana fa?

A proposito di crisi poi c'è un altro versante: le grandi opere. Appena passate poche settimane dalla "battaglia di Chiomonte" ci siamo già dimenticati che gli entusiasti della linea ad Alta Velocità hanno omesso di spiegare dove andare a prendere i 20 miliardi di euro che costerà l'opera a fronte dei 600 milioni di finanziamento europeo da spartire con la Francia.

20 miliardi di euro, metà della manovra lacrime e sangue. Eppure, come fa notare Paolo Hutter su Il fatto quotidiano, non c'è nessuno o quasi che pone queste domande, e queste fantomatiche grandi opere sembrano un po' - per dirla alla Woody Allen - come la morte e le tasse: inevitabili.


Con tutti i soldi che ci sono da recuperare – o che si dice che siano da recuperare – come è possibile che questi pseudo investimenti pubblici restino in piedi? Certo, possono produrre effetti positivi sulle imprese che hanno ricevuto gli appalti, ma resta la domanda: chi li paga? A quali altre destinazioni vengono sottratti?

Ecco, forse qualcuno dovrebbe spiegarci a che pro continuare a fare sacrifici per un futuro promesso quando chi chiede a gran voce la dieta e la mette in atto diventa sempre più grasso e viscido.

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