20 luglio 2001-20 luglio 2011: G8 di Genova, il bilancio a dieci anni di distanza

Oggi è il 20 luglio 2011: sono passati dieci anni da quella che verrà ricordata come una delle giornate più terribili della recente storia italiana, quella in cui un manifestante, Carlo Giuliani, verrà ucciso dal carabiniere Mario Placanica che aprì il fuoco durante i violenti scontri del venerdì nero del G8. Genova è tutt'altro che sopita, superata, archiviata: basta farsi un giro oggi per siti e social network per constatare quanto le giornate del G8 in quel 2001 dividano ancora radicalmente le persone in una impressionante quantità di opinioni e sfumature che rendono difficile, se non impossibile, anche solo il tentativo di una memoria condivisa.

Qui trovate lo speciale - fatto molto bene - del Corriere della Sera sulle giornate di Genova. Cosa rimane oggi di quelle giornate? Innanzitutto un grande senso di ingiustizia: infatti le forze dell'ordine e i loro vertici - resisi protagonisti in quei giorni di violenze degne di uno stato fascista, basti ricordare la notte alla scuola Diaz e Bolzaneto - non solo non hanno pagato, ma tanti dei principali imputati per quelle violenze hanno fatto carriera.

Un esempio per tutti: Gianni de Gennaro, allora capo della polizia divenuto dopo quei giorni capo di gabinetto e oggi direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS, un dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri).

L'icona di quelle giornate terribili invece la ricordiamo tutti: l'immagine di Carlo Giuliani a terra in una pozza di sangue, come l'urlo che si sente nei video che esclama "No, l'hanno ucciso". Dieci anni non sono serviti per fare chiarezza sulla morte di un ragazzo che manifestava, altra gravissima macchia sullo stato italiano e sulle sue responsabilità.

C'è poi il bilancio da fare su un movimento che portò in piazza 300.000 persone con tematiche più che mai attuali - basti pensare alla Tobin Tax - e che in quei giorni "perse la sua innocenza", pagando anche propri errori nella preparazione di quelle giornate decisive per le future sorti di quello che all'epoca fu chiamato "movimento dei movimenti". E che oggi - in un momento di crisi terribile con l'Europa e gli Stati Uniti in ginocchio - potrebbe tornare a farsi sentire.

C'è poi la città di Genova - chiusa, sofferta, in fiamme, agonizzante - che ha faticato a riprendersi, e forse non l'ha ancora fatto completamente. Una città dove Massimo D'Alema in maniera assurda quanto irricevibile propose di far svolgere il G8, e ancora non sappiamo il perché.

A dieci anni da quelle giornate l'impressione è che la politica e i grandi della terra siano sempre più chiusi nei loro palazzi blindati, mentre fuori la tenaglia della crisi e di quello che allora venne definito 'neoliberismo' stringe più che mai le popolazioni mondiali. L'impressione, a dieci anni di distanza, è che Genova sia stato un momento storico che ha cambiato per sempre l'Italia e una grande occasione persa per un movimento che ci aveva visto giusto, con le sue istanza di "più giustizia ed equità" in un mondo terribilmente iniquo.

Tirando le somme, come ha scritto Francesco Guccini in una canzone dedicata a quei giorni

Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita



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