La macchina del fango funziona. In direzioni opposte

La macchina del fango

Ieri si sono svolti i funerali di Giuseppe D'Avanzo, giornalista d'inchiesta straordinario che pure in troppi si ostinano a ricordare per le 10 domande a Berlusconi e per la sua teorizzazione della macchina del fango. Probabilmente, le 10 domande sono, a posteriori, l'elemento meno significativo della carriera di D'Avanzo (nonostante Ezio Mauro le abbia definite puro giornalismo), che sarebbe bene ricordare per pezzi come quello in cui, in tempi non sospetti, ipotizzava e raccontava uno stato alla mercé della P2 (o di una sua nuova versione): era il giugno del 2007 e D'Avanzo scriveva Una nuova P2 ricatta la politica debole.

Ma veniamo alla macchina del fango. Il 27 ottobre 2009 Giuseppe D'Avanzo scriveva un articolo dal titolo decisamente esplicito La macchina del fango. Esplodeva il caso-Marrazzo. D'Avanzo spiegava il funzionamento di una "macchina" (che comprendeva apparati dello stato e giornali) e, contemporaneamente, creava un marchio, uno slogan. Quella stessa macchina del fango venne riproposta, in maniera azzeccata, quando si trattò di analizzare il cosiddetto Metodo Boffo e in altre questioni di varia natura che hanno riguardato la cronaca politica degli ultimi anni in Italia. Il problema è che ben presto il concetto di macchina del fango si sarebbe rivoltato contro ai suoi stessi creatori.

Eppure, su questo concetto Repubblica campa da mesi. Ezio Mauro ampliò la connotazione da macchina a centrale, nel pezzo del 23 luglio 2010 La centrale del fango e nel frattempo il termine diventa di uso comune. Al punto che ogni volta che esplode una qualche inchiesta - giornalistica o giudiziaria - su chicchessia, i politici (che da tempi immemori fanno uso dell'espressione gettano fango su di noi - o su chiunque si trovi a loro vicino - quando vengono criticati) cavalcano il concetto.
Bersani, per dire, ne parla relativamente ai recenti scandali che hanno colpito il Pd.

Il Giornale ne abusa. Ne parla a proposito del Rubygate, dice che si getta fango sul premier. Il tutto mentre Saviano, dalla barricata opposta, ne fa un cavallo di battaglia a Vieni via con me. Ne parlano tutti.

E così, non se ne capisce più nulla. La sostanza è semplice: qualsiasi inchiesta viene delegittimata utilizzando questo concetto. Su cui, ve lo segnalo per amor di completezza e anche di ironia, scherza magistralmente Gianluca Nicoletti (da cui traggo l'immagine a corredo di questo post), che scrive anche:

Nella mia frastagliata vita sono stato ben lavorato con la macchina del fango “bianca” che è quella di cui nessuno parla perchè si alimenta di silenzi e di complici assensi. Per questa ragione ci scherzo su quanto mi pare, come non ammetto alle vestali del pensiero buoninterrazziero di farmi la morale iniziando con l’ odiosa premessa…”in questo paese” come se fossero esistiti paesi diversi dall’attuale sotto diversi governi negli ultimi 50 anni!

Già. E' questo paese. E persino il concetto di macchina del fango che - fermi restando gli errori di Marrazzo - era perfettamente a tema, avrebbe dovuto essere utilizzato con più parsimonia. Peccato che D'Avanzo l'abbia reso un suo cavallo di battaglia. Peccato che qualcuno lo ricorderà solo per questo.
Peccato anche che un grande giornalista d'inchiesta abbia creato, suo malgrado, la teorizzazione di un concetto che ora viene utilizzato proprio per sconfessare il lavoro dei giornalisti d'inchiesta.

[Grazie a Manuele Vannucci per avermi segnalato e ricordato il bel pezzo di D'Avanzo sulla nuova P2]

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