Zapatero - Se il Pd paragona la Spagna all'Italia

Il Pd commenta le dimissioni di Zapatero

Il Pd approfitta delle dimissioni di Zapatero per paragonare la situazione spagnola a quella italiana (l'immagine è tratta proprio dal sito-blog ufficiale del Pd).

E non c'è dubbio che i commenti di Pierluigi Bersani, Enrico Letta e Rosy Bindi centrino almeno un punto, finché si limitano ad analizzare un fatto che emerge: l'evidente senso di responsabilità del premier spagnolo che, alla fine, ha evitato di trascinare una legislatura giunta al termine e, senza timore di contraddire se stesso - aveva dichiarato di voler arrivare fino al 2012 -, ha anteposto a qualunque altra cosa la necessità di riconsegnare il governo della Spagna alle urne.

Un gesto di civiltà, di sobrietà ma addirittura di normalità, se vogliamo. E' l'Italia che, in generale, non conosce le dimissioni, che non le pratica nemmeno quando la barca affonda. E Berlusconi in questo è Italia all'ennesima potenza.

Quel che stupisce però è che il Pd si occupi di eventi internazionali per parlare di eventi nostrani. Per chiedere ancora una volta dimissioni che non arriveranno o per litigarsi il dopo-Berlusconi. Senza essere capaci di affrontare il presente. O perlomeno di rilevare le differenze con il caso spagnolo. Perché le differenze sono gigantesche.

Il PSOE di Zapatero, per esempio, ha dato, almeno all'inizio, chiari segni di rottura rispetto ai Popolari di Aznar. Ed è anche grazie a questi chiari segni di rottura che ha vinto per due volte le elezioni senza margini di dubbio.

Il Pd brancola nel buio. Si limita a chiedere le dimissioni di Berlusconi, paragona il senso di responsabilità di Zapatero a quello del premier italiano, come se davvero si potesse fare il paragone. Come se il Pd fosse l'analogo del PSOE. Non lo è.

Non lo è mai stato e mai lo sarà, se continuerà con questo ambiguo tentativo di affrancarsi ma di stare al centro: la prova è il fatto che i successi più grandi dell'opposizione - quella sociale, non certo partitica - sono arrivati da Milano (con Pisapia), da Napoli (con De Magistris) e dai Referendum. Tre situazioni che il Pd ha cavalcato in corsa e che non ha saputo capitalizzare, sciogliendosi nuovamente in mille discussioni interne poco dopo.

E così, il paragone Italia-Spagna appare ridicolo. Anche se sarebbe bello poterlo fare.

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