Beppe Grillo scrive a Napolitano: "Sciolga le Camere"

Beppe Grillo scrive a Giorgio Napolitano

Beppe Grillo scrive a Giorgio Napolitano dal suo blog. L'ispiratore del Movimento 5 stelle prova a fare un'analisi della situazione italiana e invita il Presidente della Repubblica, di fatto, a sciogliere le Camere.

Nella lettera si legge:

Lei ha una grande responsabilità a cui non può più sottrarsi, ma anche un grande potere. L'articolo 88 della Costituzione le consente di sciogliere le Camere. Lo usi se necessario per imporre le sue scelte prima che sia troppo tardi.

Al di là dei toni "catastrofisti" del comico-blogger-non-politico, c'è un fatto. Grillo si dimentica che esiste anche l'articolo 89 della Costituzione. Quello che recita:

Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.
Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Evidente dunque che l'eventuale scioglimento delle Camere da parte di Napolitano genererebbe quantomeno un conflitto istituzionale, giacché Silvio Berlusconi non ha le dimissioni nel proprio DNA e difficilmente lo immaginiamo firmare il proprio decreto di sfiducia. E non è una questione di motivazioni: non ci sono norme scritte, ma prassi, che regolano la decisione del Presidente della Repubblica di sciogliere le camere. Per questo, verosimilmente, i padri costituenti inserirono questa forma di controllo bilaterale.

Spiace dunque verificare che Grillo si rifaccia a un articolo della costituzione che fa comodo al suo eloquio e si dimentichi l'altro. Non funziona, non è corretto. Persino in questa Italia.
Ma il comico va oltre:

Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l'unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi.



Ecco. Questo è particolarmente grave, anche da un punto di vista di mera comunicazione.

Perché è assolutamente evidente che anche se, preso atto di una situazione davvero difficile per l'Italia, Napolitano provasse a imporre un gesto simile, questo gesto sarebbe spendibile dagli sfiduciati di fronte all'opinione pubblica come un golpe. Lo sarebbe, di fatto. Non si può pensare di risolvere i problemi del paese con una nomina d'imperio.

Anche perché Grillo sembra non fare i conti con una cosa, che pure considera a monte nel fare il suo appello al Presidente della Repubblica, ovvero l'attuale maggioranza. O forse, l'attuale classe politica.

Come può immaginare, Grillo, che questo Parlamento si riunisca in una qualche forma di maggioranza per governare intorno a un'ipotetica figura da nominare dall'alto? Se mai, la soluzione sono le urne. Ma lo sa anche il comico, sebbene scriva a Napolitano: per arrivare alle urne, o si attende la fine della legislatura o si aspetta che Berlusconi si dimetta.
Oppure si incita alla rivolta sociale tanto cara proprio a Grillo. Ma quella non passa per le stanze del Quirinale. Se mai, passa dalla piazza.

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