Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Siria: continua la repressione ad Hama e Deir ez-Zoor. 150 morti da domenica ad oggi. E' il bilancio delle vittime della repressione di Assad. Le cifre sono riferite da Al Jazeera: sul suo sito potete vedere i video delle rivolte di questi giorni. Oltre alla città di Hama, già duramente colpita domenica, le forze del regime hanno concentrato ieri i loro attacchi anche sulla città di Deir ez-Zoor, che ospita i principali impianti di smistamento di gas e petrolio nell'est della Siria.

Ad Hama, i residenti riferiscono di bombardamenti indiscriminati, mentre testimonianze da Deir ez-Zoor parlano dell'utilizzo di artiglieria e batterie da contraerea contro la città.

Al di là delle cifre e della conta dei morti, è evidente che la situazione della repressione in Siria ha ormai superato ogni limite, se persino la Russia (storico alleato di Damasco) arriva a condannare pubblicamente quanto sta avvenendo.

Ma che possibilità ha la cosiddetta “Comunità internazionale” di fermare Assad? Imporre sanzioni come già sta facendo l'Unione Europea? Probabilmente non sortiranno un grande effetto. Votare risoluzioni in seno al Consiglio di sicurezza Onu che si è riunito ieri, ma da cui non sono ancora usciti provvedimenti concreti, se non una bozza in cui si condanna la repressione del regime? Usare la forza militare stile Libia, come ha ventilato ieri il ministro della Difesa britannica William Hague? Poco credibile anche questo. Vediamo perché dopo il salto.

La Siria non è uno stato da operetta come la Jamahirya. Assad può vantare non solo un esercito meglio armato ed equipaggiato, ma può contare anche su alleanze ben più pericolose di quelle di Gheddafi: l'Iran sopra tutti. La titubanza degli Stati Uniti e della Nato nel prendere provvedimenti contro Damasco, è sicuramente dovuta al timore di scatenare reazioni di Teheran che potrebbero sconvolgere completamente gli equilibri del Medio Oriente.

Proviamo inoltre a pensare cosa potrebbe accadere in un Libano già a rischio guerra civile e che non cessa di avere tensioni con Israele (vedi gli scontri di confine di stamattina). Hezbollah, già sul piede di guerra per la condanna di quattro suoi membri in merito all'omicidio dell'ex premier Hariri, rimarrebbe tranquilla in caso di un intervento militare a guida Nato sul territorio siriano? O meglio, proviamo a riformulare la domanda: Siria e Iran eviterebbero di mollare il guinzaglio a Hezbollah in caso di attacchi dell'Alleanza atlantica contro Damasco?

Molto probabilmente no. Molto probabilmente ripartirebbero invece attacchi del movimento islamista sciita contro Israele, uniti a una ripresa in grande stile della guerra civile in Libano. Uno scenario da incubo a cui nessuno vuole andare incontro. E i cittadini di Hama? E i dissidenti siriani? Per ora, rischiano di avere solo parole di solidarietà e vibranti accuse di condanna contro i loro carnefici.

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