Tagli alla casta da Camera e Senato. Ma quali tagli?

Spese del Senato della Repubblica italiana

Oggi, al Senato e alla Camera, si discute per l'approvazione di quelli che la stampa nostrana definisce i tagli alla casta. Ma di cosa si tratta, esattamente?
Leggiamo i comunicati ufficiali e cerchiamo di interpretarli.

Per quanto riguarda il Senato (le cui spese degli ultimi anni sono riportate, a titolo esemplificativo, nell'immagine in alto) abbiamo:

riduzione della dotazione ordinaria, la mancata applicazione alle retribuzioni del personale dell'incremento del 3,2%, il recepimento del contributo di perequazione del 5 e del 10% sulle pensioni più elevate degli ex dipendenti, l'applicazione dello stesso contributo ai vitalizi più elevati degli ex senatori e ulteriori riduzioni dei costi di affitto di alcuni immobili. L'effetto di queste misure porterà il Senato a risparmiare 61,3 milioni di euro, che sommati ai 58,7 milioni derivanti dalle decisioni assunte i mesi scorsi, porteranno ad una riduzione di costi complessiva di 120 milioni di euro per il triennio 2011-2014

Dal fascicolo di seduta della Camera emerge, invece, che a Montecitorio le manovre definite "tagli" prevedono:

crescita della dotazione della Camera pari a zero, fino al 2013. Risparmio del 5 e del 10% per le pensioni superiori rispettivamente a 90mila e 150mila euro. Recesso del contratto di locazione del Palazzo Marini dal 1 gennaio del 2012 e la chiusura del ristorante di Palazzo San Macuto.

Queste le misure già prese. Leggiamo bene: si recepiscono contributi di perequazione; si prevede una crescita di dotazione pari a zero; non si applicano incrementi.
Insomma: dove sarebbero, questi tagli? Ha commentato in maniera significativa ieri il giornalista Gian Antonio Stella, che di "casta" se ne intende, sottolineando come queste misure non rispondano in alcun modo a tagli, ma siano l'equivalente di dire "stiamo fermi, non aumentiamo nulla". E' come se, ha provocato Stella, gli italiani decidessero di non pagare i nuovi ticket: "stiamo fermi pure noi".

D'altro canto, a riprova di ciò, quel che si legge nel Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2011 è molto chiaro. Perché è evidente che, per dire, le spese del Senato siano in aumento.

Dopo un biennio a crescita zero, era inevitabile un incremento, seppur contenuto, delle risorse iscritte a bilancio, anche perche´ le «riduzioni»
di cui al capitolo S.1.00, in conseguenza del vincolo posto dalla legge n. 122/2010 si atteggiano contabilmente, e formalmente, come spesa «effettiva», e conseguentemente non inducono effetti di raffreddamento sulla dinamica del bilancio stesso.

Per la stessa ragione, dette riduzioni non potranno incidere, almeno per i prossimi due anni, nemmeno sulla crescita della dotazione ordinaria.
Una decurtazione di quest’ultima potrà essere presa in considerazione solo a partire dal 2014, limitatamente ai risparmi che si configureranno come
una contrazione strutturale e permanente della spesa.

Per il resto, scartabellando fra i vari documenti tutti disponibili online, si trovano tante buone intenzioni. La Camera, per dire, si

impegna, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori a valutare concretamente l'ipotesi di abolire i benefici materiali quali uffici, segreterie e varie che vengono riconosciuti ai Presidenti della Camera dopo la cessazione della carica

e altre questioni del genere, un elenco di impegni a valutare, insomma.

Allora, ci sono due considerazioni da fare.
Primo. E' vero che il costo delle spese di gestione di Senato e Camera è comunque una percentuale ridicola rispetto alle spese dello stato, come dimostra la tabella qui di seguito, relativa, sempre a titolo esemplificativo, al rapporto fra le spese del Senato e quelle dello Stato.

Secondo. E' allo stesso modo evidente che questa modalità di far passare certe misure come "tagli" e questo incomprensibile attaccamento a determinati privilegi che, se ridotti, dimostrerebbero quantomeno una buona intenzione, evidenzia il profondo scollamento fra la politica italiana e il paese "reale".

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