Anniversario della strage di Bologna, tra Giovanardi e Stefano Benni



31 anni fa, a Bologna, una bomba piazzata nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione, uccise 85 persone e ne ferì 200. Per il secondo anno consecutivo, nessun membro del governo ha partecipato alla manifestazione di commemorazione (il sindaco Merola ha detto che è necessario avere "il coraggio delle proprie responsabilità"). Sul sito ufficiale dell'associazione dei parenti delle vittime della strage, trovate tutte le informazioni necessarie per farvi un'idea su quel terribile giorno e sui processi che seguirono. Qui invece trovate lo speciale di Repubblica.it. Tra gli altri interventi, vi riportiamo uno stralcio di quello scritto da Stefano Benni:

"Trent' anni fa Bologna era diversa. Era stata colpita perché era diversa, perché era una speranza. Ora è una città come tante del Nord Italia, né brutta né bella. Ma tante persone ricordano quella data. E non certo per nostalgia del dolore. Per la speranza che combatté quel dolore."

A questo indirizzo trovate una selezione di prime pagine del 3 Agosto, mentre qui è presente un interessante ricordo di Marco Marozzi, giornalista bolognese di Repubblica:

"Marozzi, è vero che è appena saltata la stazione?". Ma va, chi ci credeva seppur in quegli anni di piombo e bombe? [...] Vero, tutto vero. Via. In stazione arrivai insieme a Imbeni, segretario del Pci, corso con la sua 128 blu. Diversi, sempre. Da allora amici. Senza mai spiegarci perché. Un silenzio immenso, le sirene ci piombavano dentro come pugnali, la polvere volava, le facce bianche, una cava. Il pensiero egoista: "E' sabato, quanti dei miei hanno preso un treno?". Un telefono, dagli alberghi di fronte. "Ci sei? Chiama...". Una catena di Sant'Antonio, paura e speranza. Una strage è anche questo."

Seguiteci dopo il salto, parleremo anche delle parole usate da Carlo Giovanardi per "ricordare" la strage.

Maurizio Cevenini, consigliere regionale del Pd, ha scritto sul Fattoquotidiano.it:

"Scelsero Bologna, fecero pagare i bolognesi perché la nostra città era ed è crocevia di progresso, democrazia, integrazione, sviluppo.

Lo hanno detto le carte della commissione Gualtieri, lo hanno detto le sentenze di molti processi. Noi e voi lo abbiamo sempre saputo: il terrorismo serviva a bloccare lo sviluppo democratico, il frutto del fermento degli anni Sessanta e Settanta.

Lo ha detto perfino un “destro a stelle e strisce” come Edward Luttwak. Lo ha lasciato intendere nelle sue memorie quel “gran manovratore d’Oltreoceano” che risponde al nome di Henry Kissinger."

Dicevamo di Carlo Giovanardi. Ecco un estratto del suo intervento sul Resto del Carlino, in cui ha preannunciato che non sarebbe stato presente a Bologna alla commemorazione della strage:

"Il 2 Agosto non mi trovai coinvolto nell'esplosione. [...] Ma il giorno dei funerali in piazza Maggiore c'ero e non potrò mai dimenticare gli insulti e gli sputi di cui furono fatti segno, accanto a me, l'allora Presidente del Consiglio Francesco Cossiga e Bettino Craxi. [...] A pochi giorni dalla strage era difficile motivare i fischi con i servizi deviati, la complicità dello Stato, l'inerzia dei governanti ecc., tutti elementi aggiunti nei decenni successivi per alimentare l'intolleranza e l'insofferenza verso chiunque il 2 Agosto si sia affacciato sul palco a rappresentare un Governo ritenuto non amico."

Le ignobili parole di Giovanardi potrebbero essere commentate in molti modi, ma preferisco citare, per concludere, quanto scritto da Miguel Gotor:

"Per l'attentato sono stati condannati i tre terroristi neofascisti Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, che continuano a professarsi innocenti. Se i mandanti restano ancora oscuri, sono stati però individuati i responsabili di alcuni depistaggi: il piduista Licio Gelli, il faccendiere Francesco Pazienza e i membri dei servizi segreti Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. [...] L'azione di depistaggio aveva l'obiettivo di accreditare una pista internazionale che distogliesse gli inquirenti dalla realtà italiana e di affermare l'idea presso la pubblica opinione che quella sentenza fosse il prodotto di una cospirazione delle cosiddette «Toghe rosse».
Continuare a ricordare la strage i Bologna non significa solo omaggiare [...le] vittime innocenti, ma anche non dimenticare tali azioni di depistaggio ordite da quanti hanno avvelenato la fragile democrazia italiana per favorire una stabilizzazione conservatrice del quadro politico."

Ecco, ricordiamoci queste parole: ricordare in modo attivo, non passivo. Ricordare per combattere, non solo per piangere.

Foto | Flickr

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