Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Siria: risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu condanna le violenze. La montagna ha partorito il topolino. Quella approvata ieri dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è una risoluzione contraddittoria, timida, quasi ridicola. Al di là dei toni apparentemente duri, la risoluzione è un pasticcio pieno di contraddizioni, dovuto al difficile e mal riuscito tentativo di mediazione tra le diverse posizioni degli Stati membri del Consiglio.

Se infatti la risoluzione condanna in modo netto “l'estesa violazione dei diritti umani e l'uso della forza contro i civili da parte delle autorità siriane”, dà poi un colpo alla botte chiedendo che i rivoltosi cessino gli attacchi contro le istituzioni.

Una presa di posizione, quest'ultima, voluta fortemente dalla Russia (membro permanente del Consiglio e storico alleato della Siria): un modo salomonico per ripartire le responsabilità delle violenze tra regime e manifestanti e dare torto a tutti e a nessuno. La risoluzione chiede infatti “la fine immediata di tutte le violenze” e intima a tutte le parti di agire per evitare rappresaglie “compresi gli attacchi contro istituzioni dello Stato.”

Praticamente come chiedere ai rivoltosi siriani di farsi sparare addosso dai blindati e dall'esercito senza reagire e senza sporcare. Era impensabile che la Russia votasse un testo più duro, ma il punto è proprio questo: a cosa serve questa risoluzione?

Che effetti è destinato a produrre questo stucchevole “volemose bene” che chiede ad Assad di smettere di massacrare i suoi sudditi e a quest'ultimi di recitare la parte degli agnelli sacrificali per non finire dalla parte del torto?

Onestamente, non lo si riesce a capire. Tra le altre contraddizioni del testo approvato ieri, vale la pena citare le acrobazie burocratico-diplomatiche del Libano. Il Paese dei cedri ha votato la risoluzione, per poi dissociarsene appena approvata. Secondo Caroline Ziade, la rappresentante del Libano all'interno del Consiglio, la risoluzione non aiuterebbe a risolvere la situazione.

Come abbiamo scritto più volte su queste pagine, i rapporti tra Siria e Libano sono talmente stretti e intricati da giustificare anche gesti schizofrenici come questo. Ma, tornando alla domanda di prima, cosa cambierà dopo questa pasticciata risoluzione?

Per il momento Assad continua a strangolare la città di Hama, uno degli epicentri della rivolta contro il regime. Testimonianze di abitanti della città hanno riferito ieri mattina di colonne di carri armati diretti verso il centro, da cui si sarebbe sentito il rumore colpi di artiglieria. Testimonianze raccolte dalla BBC parlano di massacri e mucchi di cadaveri ammassati in varie parti della città, con famiglie impossibilitate a fuggire da Hama.

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