Cose dell'altro (oppure di questo) mondo: le polemiche leghiste contro il film di Francesco Patierno

In uscita in queste settimane, Cose dell'altro mondo è un film di Francesco Patierno in cui troviamo un'Italia che si trova improvvisamente a veder esaudite le lamentele di un telepredicatore nordestino, di quelli che spesso si vedono sulle tv locali, impersonato da Diego Abatantuono. Uno che in trasmissione sbraita:

«Conviviamo con i fondamentalisti islamici, coi fancazzisti albanesi, coi "singari": prendete il cammello e tornate a casa. Apocaliss now»

La citazione prosperiniana - ricordate Piergianni Prosperini e trasmissioni come Passaggio a Nordestra? - è evidente, un po' meno mi sembra lo sia quella di Giorgio Panto. Quest'ultimo, imprenditore e volto noto nel nordest scomparso nel 2007 - trovate qui un suo video - è difeso a spada tratta dal figlio Thomas, che ha spiegato «Il film offende la memoria di mio padre, sono pronto a querelare tutti».

Ma più che una citazione del leggendario Giorgio Panto, almeno a vedere il trailer, mi sembra che l'imprenditore telepredicatore di Abatantuono sia una maschera di un sentire diffuso nel nord est italiano. Tant'è che Piergianni Prosperini, cui va il copyright del "camel, barcheta e te turnet a cà" viveva e governava a Milano. È una maschera che rappresenta certi umori, non tutti, ma certi umori che si respirano al nord: tipici della base leghista.

Al di là del film, in queste ore sono montate un po' di polemiche sul tema. Luca Zaia, governatore Lega Nord del Veneto, per esempio, ha detto che "Non possiamo essere trattati come Zulù" - il soggetto sottinteso sono i veneti - insomma: quando si dice che era meglio il buco della toppa. Nota Lettera Viola

“Non possiamo essere trattati come Zulù”. Per Zaia essere considerati Zulù è un’infamia. Peccato che Zulù non sia un’offesa (essendo una nobile etnia africana) e soltanto un razzista come Zaia la può considerare tale

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