Il kebab fa politica - Vietato a Cittadella

Divieto di Kebab

Massimo Bitonci mette fuorilegge il kebab a Cittadella e frazioni.

Nella cittadina in provincia di padova, il deputato leghista è anche sindaco. E siccome in qualche modo i leghisti si devono distinguere, nella politica locale, ecco che arriva il divieto di apertura di attività che somministrino kebab o "altre simili pietanze da asporto".

Ma perché mai? Spiega Bitonci:

non sono certamente alimenti che fanno parte della nostra tradizione e della nostra identità, senza considerare che, nei luoghi dove se ne è permessa l'indiscriminata apertura, le amministrazioni comunali e i cittadini si sono pentiti amaramente.

Forse, chiunque viva in qualsiasi città dove ci siano attività che vendono kebab o falafel o simili, potrà facilmente smentire Bitonci. Ma ormai il dado è tratto.

Non sono benvenute, nei nostri centri storici attività che per le loro caratteristiche, quali quelle di trattare cibi cotti e trasformati da consumare sul posto senza disporre di appositi spazi, potrebbero determinare l'abbandono indiscriminato di rifiuti. Per non parlare poi dello scarso rispetto delle norme igienico-sanitarie di quelle pietanze cotte e lasciate all'aperto per lungo tempo. Dobbiamo rivalutare i nostri ottimi prodotti locali

In effetti in Italia non ci sono altre pietanze cotte e lasciate all'aperto per lungo tempo, no. E Bitonci rincara la dose, spiegando anche che se non si intervenisse con questo tipo di regolamentazione

ci si potrebbe trovare in centro storico l'apertura di tali attività che diventerebbero il ritrovo di gruppi di consumatori tipici di queste pietanze mediorientali, già molto diffuse a Padova.

Personalmente, mi annovero fra i consumatori "tipici" di queste pietanze, amando la cucina mediorientale. E allora, qual è la preoccupazione di Bitonci? Forse vorrebbe rifarsi al buon giornalismo di Andrea Morigi, secondo il quale nei kebab si arruolano i terroristi?

[Foto | Flickr]

Il giornalista di Libero - quello che ha aperto parlando del fatto che con l'Islam il buonismo non paga, il giorno dopo i fatti norvegesi, quando ormai già tutto il mondo sapeva la verità: un estremista cristiano di estrema destra, altro che Islam; quello che scrive che dall'omosessualità si può guarire, grazie a corsi tenuti da gruppi di cristiani che potremmo definire fondamentalisti (eh già) - infatti, meno di un mese fa scriveva un pezzo dal titolo Nel kebab sotto casa arruolano le reclute per la guerra santa.

Un pezzo in cui, fra le altre cose, si legge:

Quando si ordina un panino al kebab a Bologna, senza saperlo si paga anche un supplemento per la guerra santa.
Quel dépliant dal titolo «Conoscere l’Islam e i musulmani», che a prima vista sembra un gentile omaggio della casa, non è un semplice corrispondente coranico dell’happy meal. Spiega che il jihad «dal punto di vista bellico è un diritto all’esistenza e alla libertà quando l’oppressione si presenta».

Secondo Bitonci e Morigi - e secondo chissà quanti altri - c'è evidentemente un'emergenza kebab.
Secono il sottoscritto, alla luce di quanto sopra, in Italia c'è evidentemente un'emergenza culturale.

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