Aldo Brancher condannato a due anni - Fu ministro lampo, non andrà in carcere

Aldo Brancher Condannato in via definitiva

Aldo Brancher. La corte di Cassazione ha confermato la condanna in appello a due anni per ricettazione nell'ambito dell'inchiesta Antonveneta. Ma non farà un solo giorno di carcere.

La storia di Brancher è di quelle paradigmatiche per la politica italiota. Partiamo dagli esordi per arrivare ai giorni nostri: la memoria è importante. Brancher è del 1943.
Prima di darsi alla carriera commerciale e poi finalmente a quella politica, è stato sacerdote paolino: ha collaborato con don Emilio Mammana (che aprì il primo ufficio pubblicità di famiglia Cristiana e rese popolarissimo il settimanale). Brancher ha dunque alte entrature, per così dire.

Nel 1982 diventa dirigente Fininvest.
Negli anni '90 è coinvolto in Tangentopoli in maniera affatto marginale. Arrestato nel 1993, in tre mesi di carcere non collaborò e fu scarcerato scaduti i termini di custodia cautelare. L'accusa era di falso in bilancio e finanziamento illecito ai partit. Venne condannato in primo grado e la condanna fu confermata in appello. Ma in Cassazione, il reato di finanziamento illecito ai partiti era ormai in prescrizione e il reato di falso in bilancio era già stato depenalizzato dal governo Berlusconi.

Nel frattempo, nel 1999 entra in politica. A maggio del 2001 viene eletto alla Camera. La carriera politica di Aldo Brancher è iniziata nel 1999. Nel maggio 2001 venne eletto alla Camera con Forza Italia. Viene rieletto nel 2006 e diventa vicepresidente del Gruppo di Forza Italia alla Camera. Durante la XV e la XVI Legislatura, sotto i due governi Berlusconi è sottosegretario di Stato nel Dipartimento per le Riforme Istituzionali. Nel 2008 viene rieletto nelle liste del Popolo delle Libertà.

Diventa Ministro senza portafoglio, per l'attuazione del federalismo, poi per la sussidiarietà e il decentramento. La sua nomina suscita polemiche a non finire.

E' il 18 giugno 2010. Brancher, 5 giorni dopo la nomina, visto che è già indagato per lo scandalo Antonveneta, richiede la proroga del procedimento a suo carico invocando il Napolitano non concede la proroga. La polemica infuria, e Brancher è' il ministro più veloce della storia: si dimette dopo 17 giorni di mandato, prima che il Parlamento lo sfiduciasse.

Ora arriva la condanna in via definitiva, 24 ore prima che subentrasse - nuovamente - la prescrizione, nonostante i tentativi di rinvio del legale di Brancher, Filippo Dinacci, fratello dell'ex moglie di Nitto Palma, nuovo Ministro della Giustizia. Dinacci è anche il legale di Pier Silvio Berlusconi nel processo Mediatrade.

La condanna a due anni di reclusione e 4mila euro di multa per ricettazione e appropriazione indebita, comunque, non diventerà esecutiva, perché i fatti ricadono nell'indulto voluto dall'ex ministro Clemente Mastella e ha dunque, più che altro, un valore simbolico. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha ritenuto che ci possa essere del dolo nelle attività svolte da Brancher per arrivare alla prescrizione: la palla passa dunque alla Procura di Milano, che dovrà valutare se sussiste ipotesi di reato (dopo la condanna in appello, Brancher aveva trasferito il suo domicilio in Umbria, a Città della Pieve, e la notifica degli atti risultò impossibile: la raccomandata è stata reinviata al mittente per irreperibilità).

In ogni caso, al momento, non risulta che la carriera politica di Brancher si interrompa. Fuori dalla politica italiota, per lui non ci sarebbe speranza alcuna

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