No Tav - La protesta pacifica che non fa notizia

No Tav - Turi sull'albero

No Tav. Il digiuno di protesta. Il pacifista Turi Cordaro (detto "Vaccaro") su un albero da due giorni nella "zona rossa", Don Ciotti probabilmente in arrivo alla Maddalena di Chiomonte per parlare con lui. I No Tav che offrono weekend a chiunque voglia andare in vacanza in val di Susa per conoscere direttamente le bellezze della Valle e la situazione. Sono argomenti che non fanno notizia, evidentemente, ma che vanno raccontati perché fanno parte di questa protesta e di questo movimento, storicamente mal rappresentato (per convenienza o per incapacità) dall'informazione italiana. Si può seguire (pensate un po') su Twitter, con l'hashtag #notav.

Negli ultimi giorni, in un primo momento, i media mainstream si concentrano sul fatto che due giorni fa a Condove 300 manifestanti "seduti sui binari" avrebbero bloccato il Tgv Torino-Lyone. Il comitato No Tav nega e diffonde foto della protesta con un paio di centinaia di manifestanti che sventolano bandiere No Tav sulle banchine e non sono affatto sui binari. Lo scopo dell'azione era semplicemente quello di ricordare all'Italia tutta che il treno veloce che collega Torino e Lione esiste già. E' proprio il Tgv. La Stampa deve arrendersi e precisare: nessuno è sceso sui binari. Ma al tempo stesso segnala che 20 genitori No Tav sono stati segnalati al Tribunale dei Minori perché portano con sé i figli. E, contestualmente, deve dare anche la notizia di Turi che resta sull'albero. Ma di certo la protesta pacifica non merita titoloni sui giornali: anche il titolo de La Stampa è tutto concentrato sul "Basta bambini alle manifestazioni" (non si capisce bene quale sia il punto: il genitore che volesse legittimamente manifestare, cosa dovrebbe fare? Abbandonare i figli a casa?).

Dal canto loro, i No Tav, che si sono sempre distinti per la fantasia delle azioni del movimento - anche se agli onori delle cronache passano solamente gli scontri, che rendono più facile il racconto mediatico e che sfociano, ancor più facilmente, in slogan acritici contro la violenza e contro i "quattro montanari" che protestano - offrono anche ospitalità per un fine setimana a chi volesse andare in vacanza in Valle. Per conoscere dall'interno non solo la Val di Susa ma anche il movimento, con visite al Forte di Exilles, alla Sacra di San Michele, ma anche ai vigneti della Maddalena e al territorio militarizzato. Evitando così, con l'esperienza diretta, i copia-incolla dei giornali che riproducono i comunicati stampa.

[Foto | Album Picasa di Luca Perino]

Ecco quello che scrivono per lanciare l'iniziativa (qui i dettagli):

Il progetto (ambizioso e bizzarro quanto basta per essere davvero roba nostra), nasce da una constatazione fin banale: i media nazionali nelle scorse settimane hanno spesso dipinto la Valle di Susa come un covo di violenti e i suoi abitanti come persone egoiste afflitte da sindrome Nimby. Noi invece conosciamo un’altra verità: quella di una lotta pacifica, determinata, documentata e ormai ventennale, nata certamente per la difesa del nostro territorio e del nostro futuro, ma anche per difesa della democrazia e dell’economia italiana. Non solo: i valsusini hanno sempre saputo dimostrarsi generosi e ma anche capaci di accoglienza.
Inoltre ben sappiamo che la migliore informazione è quella che si fa in modo diretto, a tu per tu. Parlando, ascoltando, guardandosi attorno, incontrandosi.

Quanto alle proteste in corso, oltre allo sciopero della fame iniziato da due No Tav, c'è Turi che, in sciopero della fame e della sete, rimane sull'albero su cui è salito due giorni fa, in attesa di Don Ciotti, con cui vuole parlare. E' diventato in breve il simbolo di questa protesta, e la sua azione non dovrebbe essere ignorata, né politicamente né mediaticamente. Perché è evidentemente un catalizzatore di più istanze: quelle che vogliono la protesta "pacifica" e "non violenta", quelle dell'opposizione al progetto Tav ma prima di tutto alle metodologie e alle logiche di imposizione dall'alto e di militarizzazione del territorio che il progetto si porta appresso.
Il punto è che media e politica non possono capire simili azioni, slegati come sono dalla realtà, gli uni imbrigliati dai confini delle redazioni, gli altri dalle pareti dei palazzi dove si prendono decisioni che invece hanno a che fare con la realtà. Non possono capire, e guardano attoniti - se non si voltano dall'altra parte - come attonite erano le forze dell'ordine che osservavano l'arrampicata di Turi sull'albero. E che lo osservano ancora oggi, dopo due giorni e due notti a quell'altezza, senza corde di sicurezza a proteggerlo.

Ci sono i digiunanti, anch'essi in sciopero della fame e uno, in particolare, in sciopero della sete. Verso mezzogiorno di oggi, si legge su uno dei siti che i No Tav gestiscono per informare dal loro punto di vista (con una documentazione video, fotografica e di materiali di ogni genere che si possono leggere e visionare per valutare bene la situazione e approfondirla):

è stato portato in ospedale per le analisi del sangue, ma ciò che più preoccupa è lo stato dei suoi reni. Si teme un blocco renale. Lui ne è consapevole e prosegue incurante dei nostri consigli a desistere.

I media mainstream e la politica si dimostrano ancora una volta impreparati a raccontare tutto questo. Il Tg3 nazionale delle 14:30 è riuscito a dedicare un servizio a Turi. Forse qualcosa si muove. Lentamente e con i tempi di questa informazione invecchiata.

Il web, invece, è pronto da tempo. Basta sapere dove cercare. E poi, se si può, staccarsi dal computer e vedere la realtà con i propri occhi, non filtrati da montaggi, linee editoriali e slogan.

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