Crisi, le imprese non ci stanno a reggere il "moccolo" a Berlusconi

Nero su bianco, le imprese (le loro tante associazioni) rispondono a stretto giro di posta alle proposte avanzate ieri da Silvio Berlusconi nella improvvisa e improvvisata conferenza stampa preferiale.

Il premier ha sventolato la bandiera dell’art. 41, a dimostrazione della eccezionalità del momento, che impone di non guardare in faccia a niente e nessuno. Ma, a quanto pare, imprese e banche non ci stanno a fare da sponda e men che meno a reggere il moccolo al governo.

Tant’è ritengono "che non vi sia alcun motivo di attendere una modifica dell'articolo 41 della Costituzione, in sé positiva, per procedere alle liberalizzazioni e a quelle semplificazione della Pubblica amministrazione che possono ridurre gli oneri su imprese e cittadini e dare più spazio alla libera attività imprenditoriale e al mercato".

Così scrivono Abi, Alleanza cooperative italiane (Confcooperative, Lega cooperative, Agci), Ania, Cia, Claai, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confindustria, Reteimprese Italia (Confcommercio, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confesercenti) in un comunicato congiunto dopo le riforme annunciate ieri. "Ribadiamo - scrivono - che è necessario anticipare i tagli ai costi della politica; sarà altrimenti molto difficile chiedere sacrifici al Paese". Chiaro?

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