Cos'è il pareggio di bilancio nella costituzione?

Cos'è il pareggio di bilancio nella costituzione

Dalla conferenza stampa di Berlusconi, Letta e Tremonti emerge un fatto: la politica prova a non andare in vacanza. Dai quattro pilastri che hanno delineato Berlusconi e Tremonti per far fronte alla crisi del debito, ne emergono altri due: primo, i due parlano sempre come se non fossero mai stati al governo prima d'oggi. Secondo: i grandi analisti, in vacanza, ci sono già andati. Oppure in Italia non c'è più nessuno in grado di fare opinione sul serio. Me ne sono reso conto perché, personalmente, ho avvertito un enorme bisogno di voci a commento, piuttosto che di cronache della conferenza stampa. Sconfortato da queste constatazioni, ho deciso di provare a fare da me, mettere insieme qualche battuta o opinione raccattata qua e là attraverso varie fonti e provare a spiegare - prima a me che ai lettori - che cosa ci aspetta da questi quattro pilastri. Quindi, se c'è qualche imprecisione non me ne vogliate. Non ci si improvvisa pensatori così su due piedi.

Cominciamo dal primo.

Che cos'è il pareggio di bilancio nella Costituzione?

In parole povere, significa che si imporrebbe, attraverso una modifica della carta costituzionale, che le spese e le entrate dello Stato in un anno si pareggino.
Il che può sembrare un'ottima cosa. Ma è necessario approfondire. Intanto, viene subito in mente una domanda: possibile che i padri costituenti non ci avessero pensato?

Il costituzionalista Gaetano Azzariti e il professor Francesco Giavazzi lo spiegano.

L'art.81 della Costituzione italiana esiste, ovviamente, e stabilisce (con la dicitura Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.) il fatto che non siano ammissibili spese prive di copertura finanziaria. A un certo punto, però, negli anni '80, un certo uso creativo della finanza ha cambiato l'interpretazione dell'articolo e ha reso di fatto prassi la copertura delle spese attraverso l'emissione di ulteriore debito pubblico. Una prassi in voga ancora adesso che ha contribuito a generare la risicata situazione finanziaria in cui versa il nostro paese (almeno, per coloro che vedono un male nella crescita del debito pubblico. I fatti dimostrano che lo è diventato definitivamente, un male, dopo l'entrata in vigore dell'Euro, moneta non sovrana dell'Unione Europea).

Ma è proprio vero che questo benedetto pareggio di bilancio nella costituzione è la panacea di tutti i mali? Personalmente, direi proprio di no. Andiamo a spiegare perché, analizzando tempi tecnici, vincoli da porre e soprattutto altre possibili interpretazioni creative del vincolo.

I tempi tecnici

La realizzazione del pareggio di bilancio nella Costituzione richiede una modifica alla legge Costituzionale, secondo le norme stabilite dall'art. 138 della Costituzione, che spiega i tempi tecnici e i requisiti necessari.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Quindi, doppio passaggio in Camera e Senato, ad almeno tre mesi da un'approvazione all'altra. Possibilità di referendum, a meno che non ci sia una maggioranza di 2/3 del Parlamento, quindi con la collaborazione delle opposizioni. Che, in questo caso specifico, potrebbero anche collaborare. Ma i tempi tecnici sono comunque molto lunghi e non raccontano, dunque, una soluzione che abbia a che fare con il breve termine. Potrebbe esserlo per il futuro?

I vincoli da porre

Cerchiamo di non farci coinvolgere dal tifo e di capire se si tratti o meno di una cosa buona e giusta. Ci sono costituzionalisti e economisti che accolgono con plauso e senza riserve l'idea. Altri che si dicono contrari a priori. In mezzo, ci sono le spiegazioni. Azzariti afferma che la modifica:

irrigiderebbe il sistema costituzionale, che deve invece funzionare in situazioni di crisi come quella di oggi, ma anche in momenti diversi. C'è già l'articolo 81 che prevede il controllo del Parlamento come limite costituzionale alla spesa, e dice anche che ogni legge di spesa deve prevedere la sua copertura. Sappiamo, purtroppo, che il deficit di bilancio che ci ritroviamo si è creato perché negli anni questo obbligo non è stato sempre seguito.

Giavazzi, che pure si dice favorevole (ma con distinguo) al provvedimento, chiarisce ulteriormente:

Occorre capire se il pareggio è al netto o no del ciclo economico. Che significa? Che l’economia attraversa varie fasi. Di espansione e di recessione. In una fase di recessione, come questa, le spese aumentano e le entrate diminuiscono. Questo è un punto su cui occorre tenere una certa prudenza, e il rischio è che il vincolo diventi troppo stretto, imponendo tagli eccessivi e alla lunga controproducenti

E poi ci sono gli investimenti pubblici:

Anche qui, occorre vedere se la modifica sarà al netto degli investimenti. E non solo. Occorrerà stabilire come saranno classificati investimenti di questo tipo. Anche qui, c’è molto arbitrio e occorrerebbe un punto di riferimento chiaro. Entrambi i vincoli, però non possono essere mantenuti. In Germania, ad esempio, nel bilancio si considera la componente ciclica, e il vincolo di bilancio è al netto di essa, e non quella degli investimenti.

Finanza creativa e tagli

Ragionando in concreto, poi, il vincolo al pareggio potrebbe portare come diretta conseguenza misure ancor più restrittive in finanziaria. Bisogna pareggiare? E allora c'è bisogno di tagliare, dirà il Ministro dell'Economia di turno.
E arriveranno, come è facile prevedere, tagli non già agli sprechi ma alla spesa sociale. E sicuramente misure fiscali che andrebbero a colpire, fatalmente, le classi meno abbienti.

Ora. Visti tutti i distinguo che occorre fare - il discorso sugli investimenti pubbllici e sui cicli economici mi pare, fra l'altro, di mero buon senso al di là di ogni schieramento politico - pare che la riforma costituzionale sia un po' troppo, forse, per far fronte alla crisi.

E che il pareggio di bilancio nella costituzione sia l'ennesimo slogan da sbandierare mediaticamente e non centri minimamente il punto. Con buona pace di Bce e G7 che approvano le misure correttive nostrane.

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