Il matrimonio di Paola Concia e l'Avvenire. L'Italia è un paese omofobo?

Paola Concia celebra il suo matrimonioPaola Concia si è sposata con Ricarda Trautmann. E la questione, oltre a un servizio su Vanity Fair, è stata commentata prima dall'onnipresente - quando si tratta della tematica. Carlo Giovanardi e poi dall'Avvenire. Con toni che francamente lasciano perplessi.

Scrive il giornale della Cei:

E' davvero così stravagante la nostra Costituzione che riconosce e regola la famiglia (articoli 29, 30 e 31) come società naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna? Mettendo per un momento da parte le istanze del matrimonio religioso come delineato dalla Chiesa Cattolica, non varrebbe almeno la pena di ricordare che, anche sul piano del diritto naturale, complementarietà e fertile progettualità sono condizioni irrinunciabili per parlare di un rapporto d'amore sancito sul piano pubblico? Da qui discende la rilevanza civile di un matrimonio, anzi, questo la costituisce [...] Matrimonio e unioni omosessuali appartengono a categorie ontologicamente diverse. E non saranno espedienti legislativi nè mode culturali a colmare questa distanza obiettiva.

Ora. A voler cavillare, si potrebbe ribattere, tanto per cominciare, che l'articolo 29 della Costituzione Italiana recita: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare".

Quindi, è l'istituzione-matrimonio a diventare fondativa di una famiglia. Di conseguenza basterebbe modificare, oppure allargare il concetto giuridico di matrimonio senza bisogno di tirare in ballo la Costituzione. E nella Costituzione non c'è alcun riferimento alla complementarietà, né alla "fertile progettualità". Ma non c'è bisogno di spingersi così in là. Il fatto stesso che la decisione di Paola Concia - nell'immagine, la vediamo in una foto per una campagna pubblicitaria antirazzista voluta dall'ARCI - di unirsi in matrimonio, laddove possibile, con la propria compagna generi una serie di reazioni simili nel 2011, fa sorgere una sola domanda. L'Italia è pronta per essere un paese che riconosce a tutti il diritto di cittadinanza e i più elementari diritti civili? O rimane un paese arretrato e omofobo?

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