La crisi Usa? Colpa dell'Islam, almeno secondo Magdi Allam

magi allam islam colpa debito usaOggi su Il Giornale c'è un pezzo di Magdi Cristiano Allam in cui l'editorialista - europarlamentare spiega le ragioni della crisi finanziaria degli Usa: sarebbe tutta colpa dell'Islam. Allam la spiega più o meno così: dopo l'undici settembre 2001 la crescita del debito pubblico americano sarebbe dipesa in gran parte dalle missioni estere. Dalle guerre. Conflitti "coreografici", come quello in Afghanistan, e guerre pretestuose, come quella in Iraq - una guerra illegale, scatenata prendendo in giro il mondo, ricordate le "armi di distruzione di massa" mai trovate? Lo show di Powell sul nulla? Le bugie rifilate a mezzo mondo? - ma comunque guerre costose. La guerra al terrore è costata molto agli States: Allam tira fuori qualche cifra, unendo spesa militare e fondi sovrani. Ed effettivamente dal 2001 a oggi la spesa militare Usa è cresciuta, ma non darei la colpa a una specie di cospirazione islamica:

la spesa militare che dal 2001, all’indomani dell’attentato terroristico islamico alle due Torri Gemelle, al 2011 è stata complessivamente di 6.191 miliardi di dollari, con un’impennata percentuale di circa l’83%; che oggi il potere di condizionamento dei Paesi islamici sull’economia americana nonché sulla finanza internazionale è notevole grazie alla disponibilità di Fondi sovrani che superano i 1.000 miliardi di dollari

La conclusione è chiara: la crisi? Colpa dell'Islam. Prosegue Allam:

possiamo affermare in termini oggettivi sia che vi è stato un rapporto diretto tra la lotta al terrorismo islamico globalizzato e il deterioramento del debito pubblico americano sia che il futuro dell’economia americana, quindi della politica della Superpotenza mondiale e della nostra sopravvivenza come Civiltà laica, democratica e liberale, saranno messi in discussione dalle scelte dei magnati islamici.

Semmai colpa dell'America che ha voluto imbarcarsi in due guerre, soprattutto una delle quali ha diviso l'opinione pubblica mondiale. Cercando in giro ho trovato un intervento di Magdi Allam su Gnosis, la rivista - house organ dell'AISI, cioè i nostri servizi segreti, in cui spiegava già nel 2005:

L’esperienza della guerra in Afghanistan attuata con un forte coinvolgimento degli autoctoni, ha confermato la bontà del principio dell’ “intervento umanitario”, già sperimentato in Bosnia e Kosovo. Oggi gli afghani sono certamente più liberi e vivono in modo più dignitoso rispetto all’epoca buia del regime dei Taliban. La guerra in Iraq, che ha invece escluso gli autoctoni, ha prodotto una situazione instabile sul piano della sicurezza, dell’economia e della politica. Con la risoluzione n. 1546, votata all’unanimità dall’Onu, si è stabilito un calendario per la democratizzazione e per il ritiro delle forze straniere. Il terrorismo in Iraq, di matrice islamica e nazionalista, sta gradualmente perdendo il consenso della popolazione che si rende conto del fatto che la stragrande maggioranza delle vittime degli attentati sono iracheni. E’ verosimile che il successo, seppur simbolico e parziale delle elezioni politiche previste per il gennaio 2005, favorirà la stabilizzazione del fronte interno. Molto dipenderà dal rilancio dell’economia: a tutt’oggi il 60 per cento degli iracheni vive al di sotto della soglia di povertà anche se il Paese galleggia sul greggio. A mio avviso entro i prossimi due anni l’Iraq potrebbe dare sufficienti garanzie per l’imprenditoria privata. E il successo dell’esperienza democratica in Iraq sarà positivamente contagiosa per l’insieme del Medio Oriente

Infatti l'Afghanistan è tutt'ora un pantano - sei anni dopo le parole che avete appena letto - e l'Iraq, bé, non mi sembra che se la passi molto meglio. Chiosa Lettera Viola

Insomma, tutta colpa degli afghani prima e degli iracheni dopo che hanno costretto l’America a bombardarli. Tutto questo, naturalmente, avrà dei riflessi anche in Europa: “Ebbene -scrive Allam- se sommiamo lo stallo in cui versa l’amministrazione americana e la crisi manifesta dell’euro e di questa Ue, appare possibile sia la crescita del peso della finanza islamica a livello mondiale… Per tutti noi le conseguenze saranno tutt’altro che positive. Ma sembra proprio che ne siamo del tutto ignari o comunque indifferenti.” Per fortuna che Allam c’è.
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