Il discorso di Obama "Siamo da AAA". Le agenzie fanno politica?


Si deve leggere anche fra le righe e politicamente - non solo da un punto di vista finanziario -, l'annunciato discorso di Barak Obama (su USA Today la trascrizione più completa) tenutosi a mercati ancora aperti. E si deve andare anche oltre la retorica della bandiera, che pure non manca nella chiusa:

I mercati salgono e scendono, ma questi sono gli Stati Uniti d'America. Non importa cosa possa dire qualche agenzia, noi siamo sempre stati e saremo sempre una nazione da tripla A.

E questa, diciamo, era la parte dovuta al patriottismo americano alla John Wayne. Poi ci sono gli altri aspetti del discorso, quelli che riguardano più da vicino la politica interna e, implicitamente, il giudizio del Presidente degli USA sulle agenzie di rating.
Obama individua un problema fondamentale, che non è la mancanza di progettualità ma la mancanza di volontà politica a Washington. E qui c'è la stoccata ai Repubblicani:

[Il problema] è l'insistere nel tracciare linee nella sabbia, a rifiutare di mettere ciò che è meglio per il paese dvanti al proprio interesse o alle ideologie di partito. E questo è quel che abbiamo bisogno di cambiare.



Obama insiste sul fatto che i problemi siano facilmete risolvibili e che si sappia come fare:

combinare i tagli alla spesa pubblica con due passi aggiuntivi: una riforma delle tasse che richieda a coloro che possono permetterlo di pagare la loro giusta parte e fare modesti aggiustamenti al programma sanitario. Non servono passi radicali per fare queste riforme, serve buon senso e compromesso.

Propone, come ha già fato in passato, di tagliare le tasse per i lavoratori dipendenti, prolungare l'indennità di disoccupazione in scadenza, investire nelle infrastrutture. Infine, il giudizio sulle agenzie di rating, implicito in questa frase e nel senso di tutto il discorso:

Non abbiamo bisogno di un'agenzia di rating per farci dire che a Washington c'è un ingorgo politico.

Come dire - con un'altra stoccata ai Repubblicani - che è evidente che il giudizio della S&P sul debito del paese, che Obama ritiene un paese solido e solvente, sia non tanto un giudizio nel merito economico quanto, piuttosto, un giudizio di carattere politico.
E allora viene da chiedersi: se le agenzie di rating, che non sono istituzionalizzate in alcun modo, possono influenzare con il loro operato l'andamento politico di un paese, se possono agire con giudizi che presentano anche un carattere "politico", chi controlla veramente il potere, internazionalmente? Siamo forse inconsapevolmente schiavi delle agenzie di rating?

Considerato come, nonostante il discorso di Obama, breve e concreto, Wall Street abbia continuato a perdere, probabilmente la risposta è sì.

[Foto | Via Flickr]

  • shares
  • Mail
3 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO