L'Inghilterra brucia: cosa succede a Londra e come seguire la rivolta su Twitter

scontri londra foto È la terza notte di scontri in Inghilterra - e non solo a Londra: la guerriglia urbana è iniziata nella notte tra sabato e domenica scorsa a Enfield e Tottenham dopo che nel pomeriggio di sabato si era svolta una manifestazione in memoria di Mark Duggan, ventinovenne rimasto ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia in circostanze ancora poco chiare.

In seguito i disordini si sono allargati a macchia d'olio, seguendo uno schema che ricorda vagamente quello delle sommosse nelle banlieue parigine di qualche anno fa - era il 2007 - nella notte tra domenica e lunedì gli scontri si erano svolti a Birmingham e a Londra, a Croydon e Hackney. Ieri notte, l'esplosione della violenza.

Credo che queste immagini di Boston.com rendano meglio l'idea di tante parole. In ogni caso questa notte gli scontri sono proseguiti ancora, anche a Liverpool e Bristol. Palazzi interi dati alle fiamme, negozi incendiati, macchine bruciate, una violenza che è principalmente uno sfogo cieco. Come quella della banlieue parigine.

Finora gli arrestati dalla polizia sono stati 239: in gran parte giovanissimi. Perché spaccano tutto? La scintilla è stato l'omicidio di Duggan, ma sarebbe un po' semplicistico ridurre il tutto a una sommossa nata per vendetta. Oggi su Repubblica c'è un'intervista a Lee Jasper, "leader" della protesta. Uso il virgolettato non a caso perché mi sembra che non ci sia un vero e proprio leader, mi sembra tutto decisamente anarchico.

A chi ribatte che, saccheggiare centri commerciali e incendiare abitazioni e auto non è il modo giusto di domandare giustizia, risponde: "La gente non decide da un giorno all'altro di appiccare le fiamme. È un lungo processo. Sono tutti gli abusi subiti, tutto il malcontento covato per anni a scoppiare. Ecco cosa succede quando una comunità viene abbandonata a se stessa, quando la politica non se ne fa carico. Condanno le violenze, ma solo in parte. Condanno molto di più la violenza economica: la disoccupazione, la mancanza di opportunità che nega ai giovani un futuro. È una violenza che non viene riconosciuta. Ci si sofferma sul sintomo e non sulla patologia: il sintomo sono le violenze di sabato, ma la patologia è l'alienazione di un'intera comunità lasciata a se stessa"

Sembra di rileggere quanto si scriveva ai tempi degli scontri nelle banlieue parigine.

Vedremo come proseguiranno gli scontri ora che David Cameron, primo ministro, è tornato dalle vacanze. Per ora il bilancio è il seguente: 35 agenti di polizia feriti, circa 450 persone fermate, 69 delle quali incriminate. Dubito che il focolaio di rivolta si potrà spegnere tanto in fretta. Intanto, vi segnalo chi seguire su Twitter per informarvi da soli e farvi la vostra idea su quanto sta accadendo.

Il Guardian sta facendo un ottimo lavoro: seguite Paul Lewis e Adam Gabbatt e Matthew Taylor. Per seguire gli scontri invece l'hashtag da seguire è #londonriots, mentre l'altro, sempre collegato agli scontri e oggi trending topic è #prayforlondon.

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