Ore 12 - Crisi: manovra, gira e rigira è la solita minestra. Pagano sempre i soliti

altroUna disgrazia, anche per la singola persona, può addirittura essere positiva perché spinge alla svolta, a cambiare vita. Dopo una brutta sbronza si dice: “Non bevo più” e dopo aver visto le lastre dei polmoni di un amico ko causa bionde: “Smetto subito di fumare”. Perché non accade la stessa cosa per la politica, per l’economia, per lo Stato?

E’ evidente che, specie in Italia, il modello di sviluppo non regge. Non si tratta di eliminare il capitalismo per lanciarsi in un nuovo abisso. Ma, a chi ripete: “Gli italiani hanno fatto il passo più lungo della gamba. E’ ora di tornare alla realtà” va chiesto: “Quali italiani?”. Perché c’è chi ha avuto troppo e chi troppo poco. Chi deve pagare questo benedetto pareggio di bilancio?

In queste ore, sotto i morsi della crisi internazionale, il governo di Berlusconi è costretto a modificare ancora la manovra, già ritenuta iniqua e inutile.

La mannaia ricade sulle pensioni e i pensionati, le donne in primo luogo. Poi c'è la delega assistenziale con ticket in abbondanza, welfare oramai privo di significato, colpi alle fasce più deboli, delega fiscale che non tocca i patrimoni, le rendite. Vedremo i particolari oggi e domani dal Governo. Dallo studio della Cgia di Mestre emerge quel che già si sa: le tasse subiranno una impennata toccando il 44,3%, un record mondiale. L'anticipo della manovra comporta un aumento di circa l'uno per cento.

Il nodo vero è la redistribuzione del reddito. Questa è la strada per recuperare anche in minima parte lo squilibrio tutto spostato verso i ceti più ricchi, e senza questa svolta la crescita sarà un’araba fenice. I consumi sono uno dei volani essenziali per superare la crisi, in modo equo ed efficace, a fronte di una manovra iniqua e depressiva come quella messa a punto dal governo.

Giovedì Tremonti dirà la sua con la seduta a Camere congiunte delle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio. Forse è meglio che il premier resti in Sardegna, in vacanza. I conti non tornano e, così, non torneranno. E prima o poi si tireranno le somme.

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