Patrimoniale, Eurotassa, prelievi di solidarietà: le parole dello Stato esattore

patrimoniale, eurotassa, prelievo di solidarietàOggi, in attesa del Consiglio dei Ministri delle 19 pubblicheremo una guida sulle misure annunciate ieri in conferenza stampa da Giulio Tremonti: in attesa della guida però volevo farvi notare un aspetto meramente lessicale, emerso in queste ore. Perché le parole sono tremendamente importanti in questi casi. Allora vediamole queste parole: patrimoniale, Eurotassa, prelievo di solidarietà. Sono solo tasse: simili, ma con nomi diversi. Che cosa evocano agli italiani queste parole?

La patrimoniale, imposta o tassa che sia, evoca ricordi lontani - la stangata del 1992 di Amato, ne abbiamo scritto spesso in passato - e sono ricordi spiacevoli. Gli italiani comprensibilmente tengono molto ai loro tesoretti, piccoli o grandi che siano, e guai a chi glieli tocca, soprattutto se è lo Stato. Berlusconi, che sa fiutare gli umori e conosce questi italiani meglio di quanti loro si conoscano lo sa, per questo resta contrario alla patrimoniale o a provvedimenti che peschino troppo a fondo nelle tasche degli elettori. Lo stesso vale per Bossi, che non sarà certamente un accademico della Crusca, ma gli umori della sua gente li conosce e li sa intuire.

Passiamo a Eurotassa: anche lì, un termine che gira in queste ore, e i ricordi sono brutti per gli italiani. Era il 1996 quando il governo di Romano Prodi imponeva agli italiani una finanziaria di 4300 miliardi di lire per entrare in Europa. Per avere l'euro anni dopo: fatte salve le ironie populiste sul "era meglio la lira" - certo, e ora non staremmo neanche come la Grecia, staremmo molto peggio - l'Eurotassa servì a garantirci qualche anno di relativa stabilità, oggi andata completamente perduta. Ma chiamare qualcosa oggi Eurotassa, scatena ricordi poco piacevoli, proprio come patrimoniale: meglio evitare quel nome. Ma quindi qual è il nome giusto per un provvedimento? Eccolo qui.

Ci sono le parole "nuove", che nuove non sono: prelievo di solidarietà. E già sentite come il mood è completamente diverso? Sembra di andare a donare il sangue, sì, ma per fare del bene. Il prelievo, l'asportazione di una piccola parte non deve essere vista come un'amputazione, ma come un dono. E poi, è per solidarietà, bisogna fare uno sforzo, fare un piccolo sacrificio. È la faccia, con cui ti chiedono un sacrificio, che dà un po' fastidio.

Foto | Flickr

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