Decreto anticrisi Tremonti 2011: la guida di Polisblog

decreto anticrisi tremonti 2011

Questa sera il Consiglio dei Ministri alle 19: le pressioni di Giorgio Napolitano e dei mercati hanno avuto effetto. Ma cosa sappiamo per ora del Decreto Anticrisi 2011 di Giulio Tremonti. Ieri nella conferenza stampa, molto fumosa, qualcosa è comunque uscito, poi sono arrivate molte reazioni. Vediamo di fare un riepilogo.

Per ora è probabile che come spesso accaduto in passato il Governo abbia sparato alto - con misure estremamente impopolari e a effetto - per potersi giocare la carta di un decreto più "umano", e apparire agli occhi del Paese come attento alle esigenze dei contribuenti, già provati dalla crisi.

Per ora però è trapelato poco o nulla del decreto di stasera, dopo il salto vediamo di fare il punto su cosa si sa di certo finora. Dalle pensioni, alla addizionale irpef per i lavoratori autonomi, passando per la riforma dell'assistenza e i tagli ai ministeri. Tutto dopo il salto.

Pensioni



Giulio Tremonti

ieri in conferenza stampa ha spiegato delle ipotesi di intervento sulle pensioni di anzianità e dell'innalzamento dell'età di pensionamento per le donne nel settore privato. Umberto Bossi, che conosce il suo elettorato, e i suoi malesseri, ha spiegato che "Se si toccano le pensioni non si toccano i ricchi ma si colpiscono i poveri (...) Sulle pensioni si rischia una crisi''. Le misure nel dettaglio:

Sarebbe in arrivo uno stop alla pensione anticipata per circa 130mila lavoratori che maturano il requisito d'età tra il 2012 e il 2015 con 36 anni di contributi versati. Una misura che potrebbe allungarsi anche negli anni successivi, dopo aver doppiato «quota 100», con un aumento a 67 anni dell'età minima per il ritiro.

Dalla stretta resterebbero esclusi i lavoratori impegnati in attività usuranti, per i quali è invece atteso il via libera al decreto interministeriale che apre ai requisiti ridotti (le domande possono essere presentate entro il 30 settembre). Ed esclusi sarebbero anche quanti si presentano con la domanda di pensione dopo aver totalizzato 40 anni di contributi.


Ricapitolando: stop alla pensione anticipata per 130mila persone con 36 anni di contributi, ma esclusi i lavori usuranti. Quali sono i lavori usuranti? Li spiega l'Inps nel dettaglio. Mentre per quanto riguarda le donne, spiega sempre il Sole24Ore, è in arrivo un adeguamento a 65 anni che partirebbe dal 2012, per chiudersi tra il 2023 e il 2024.

Prelievo di solidarietà

Qui entriamo nel vivo: che cos'è il prelievo di solidarietà? Gli hanno cambiato nome, ma la solfa è la stessa. È una patrimoniale, forse è anche peggio di una patrimoniale perché la si avvolge nella carta della "solidarietà". Vediamo chi colpisce, i binari su cui corrono i prelievi di solidarietà sono due.

Per i lavoratori autonomi ci sarebbe una addizionale irpef, mentre per i dipendenti il prelievo di solidarietà avverrebbe direttamente in busta paga. Per i dipendenti pagano solo i redditi dai 90mila euro - prelievo al 5% - mentre per gli stipendi oltre i 150mila euro il prelievo passerebbe al 10%.

Per i lavoratori autonomi invece si inizia a pagare dai redditi che superano la soglia dei 55mila euro, ovvero con aliquota al 41%. Entrambi i prelievi di solidarietà dureranno due anni, ma si pensa di portarli avanti per un terzo anno. Qui vedo già il nordest che esplode, con una tassa del genere. E non solo il nordest. Almeno la chiamassero col nome giusto: patrimoniale.

Anche i dipendenti pubblici pagheranno il prelievo di solidarietà, che pagheranno nel caso il loro stipendio superi i 90mila euro. Dal prelievo di solidarietà sono per ora esclusi i pensionati che rientrano nelle fasce di reddito più alte indicate sopra, ma pagheranno dal prossimo settembre. La norma era contenuta già nella manovra presentata a metà luglio scorso.

Riforma dell'assistenza

Qui arriverebbero i soldi veri per le casse dello Stato: si legge di 20 miliardi di euro. Ma che cos'è la riforma dell'assistenza?

si partirà con la costruzione di un nuovo indice di bisogno al posto dell' Isee dell' Inps, cioè parametri reddituali più stretti per godere delle prestazioni assistenziali. Ci sarà poi la revisione dei criteri per le invalidità (la spesa in quattro anni è salita da 6 a 16 miliardi) e per le pensioni di reversibilità, che costano 34 miliardi di euro l' anno. E non è tutto: laddove possibile si sfrutterà il volontariato, ma soprattutto l' assistenza verrà erogata direttamente dalle Regioni, che saranno corresponsabilizzate anche nella gestione della spesa. Se la riforma dell' assistenza non andasse a buon fine entro i tempi previsti, scatterà la clausola di salvaguardia, quella che blinda quei 20 miliardi. Le risorse per il pareggio di bilancio arriverebbero, infatti, dal taglio lineare di tutte le detrazioni, deduzioni e agevolazioni fiscali, che assorbono 160 miliardi l' anno. La sforbiciata sarebbe automatica e colpirebbe famiglie, lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati, imprese, risparmiatori.

Così scriveva alcuni giorni fa Mario Sensini. Risultato finale: spenderemo tutti, circa mille euro in più l'anno.

Tagli ai ministeri

Per quel che riguarda i tagli ai ministeri si parla di un blocco della spesa pubblica per i prossimi cinque mesi - Il Giornale scrive di tagli drastici alle uscite dei ministeri e delle autonomie locali. Lì ci sarebbe un risparmio di 6 miliardi di euro. Ok, ma in che cosa si tradurrebbe tutto questo all'atto pratico? Non è ancora chiaro, vedremo se lo sarà stasera dopo il consiglio dei Ministri delle 19.

Liberalizzazioni delle professioni e dei servizi pubblici locali

Altro punto sul quale Tremonti si è soffermato a lungo durante l'incontro di ieri. Due i filoni: la liberalizzazione delle professioni era già nell'emendamento 39, poi non formalizzato della finanziaria. Ma non si farà, in Italia gli ordini sono troppo potenti per potersi chinare, e soprattutto riempiono il Parlamento con loro membri. Non si autoriformeranno mai, potete stare tranquilli.

L'altro filone di intervento è quello delle privatizzazioni locali. Lì, non ci sono grosse corporazioni che si autodifendono, ma ci sono i cittadini che pagano: per cui potete stare tranquilli che si farà, calpestando anche l'esito dei referendum sull'acqua. Stime di Confartigianato dicono che i rincari nell'ultimo anno del settore sono costati agli italiani 2,9 miliardi di euro, 115 euro a famiglia: si tratterebbe di rincari legati soprattutto a gas, energia, acqua, rifiuti e trasporti pubblici. Ma siamo sicuri che l'iniziativa privata in questi settori porti solo benefici al cittadino?Io ho molti dubbi.

Accorpamento sulla domenica delle festività non religiose

Questa è la misura che in un anno come questo, dove già moltissime festività sono cadute di sabato o domenica non può che farci un po' arrabbiare. È molto fastidiosa comunque. In ogni caso, i vari 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, li passeremmo al lavoro. E volendo si farebbe festa di domenica. Una norma del genere era passata solo nel ventennio fascista, ricorda Alessandro Fulloni. A occhio però non passa, ho questa impressione, che stasera non la vedremo nel decreto definitivo. Cederanno su questa per fare la figura dei "buoni".

Interventi per rendere più flessibile il mercato del lavoro

Più di così? Verrebbe da rispondergli. Tremonti ieri diceva "dobbiamo e possiamo intervenire per rendere più flessibile il mercato lavoro e anche per evitare forme di abuso dei contratti a tempo determinato". Non è ancora ben chiaro in che modo si voglia rendere ancora più flessibile il mercato del lavoro, ma le ipotesi esposte da Alberto Puliafito l'altro giorno sono estremamente realistiche e si riassumono così: licenziamenti più facili e maggior spazio alla contrattazione aziendale. Scriveva nel nostro post lungo di spiegazione: "La bozza di Sacconi è composta di due articoli. Il primo contiene una delega al Governo, che dovrebbe poter “razionalizzare e semplificare” il diritto del lavoro e ridurre almeno del 50% la normativa vigente anche con abolizione delle norme risalenti nel tempo. Questo, traducendo dal politichese, significa in particolare una cosa: meno diritti garantiti ai lavoratori. Perché se un nucleo fondamentale di diritti resta garantito (e ci mancherebbe altro) il resto è affidato alla contrattazione con le parti sociali. Quindi, alla fantasia e al vento politico del momento. Nella seconda parte della bozza Ddl ci sono le politiche attuative della delega. Con poteri alle aziende di imporre a tutti i sindacati la validità del contratto se firmato dalla maggioranza dei sindacati stessi. E con la possibilità per le aziende di modificare i contratti nazionali, gli orari, la prestazione lavorativa, l’organizzazione del lavoro, se ci sono situazioni di crisi (quindi, proprio adesso, per esempio) o se è necessario per lo sviluppo economico-occupazionale (quindi, sempre). E poi, chissà. Magari si vorrà rimettere mano anche all’articolo 18". Come al solito, si sa dove va a finire l'ombrello se c'è un lavoratore di mezzo. Come nelle vignette di Altan.

Tassazione di tutte le rendite finanziarie al 20%

Altra misura che vedremo meglio stasera: in ogni caso le ipotesi al vaglio sono di aumentare dal 12,5% al 20% la tassazione di azioni, obbligazioni e fondi e ridurre dal 27% al 20% la tassazione di depositi bancari e postali, per arrivare a un 20% unico di tutte le rendite finanziarie, cioè i redditi da capitale.

Misure contro l'evasione fiscale

Si parla di sanzioni pesanti per i professionisti che non emettono la fattura, Tremonti diceva durante la conferenza stampa di "disponibilità sulla tracciabilità, sui contributi di solidarietà, strumenti di allineamento e forme più efficaci di contrasto dell'evasione fiscale in caso di emissione della fattura o della ricevuta". Vedremo: perché come si diceva l'altro giorno, sarebbe una stretta sull'evasione fiscale la vera patrimoniale in grado di far respirare le casse dello Stato.

  • shares
  • Mail
6 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO