Ore 12 - Crisi, chi sono oggi i "ricchi" da spennare? Partiti corporativi e divisi

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C’è il record storico del debito pubblico, c’è una crisi da paura e tutte le forze politiche vogliono difendere interessi di parte e sono quindi di fatto impegnate a sostenere l’attuale assetto. Chi vuole davvero salvare il Paese e realizzare quel mutamento profondo, oggi indispensabile?

Vogliamo qui toccare la patata bollente dei sacrifici della parte più debole della società. La domanda è una sola: i sacrifici sono necessari per uscire dalla crisi? Se sì, non sono “concessioni” fatte al Governo o a Berlusconi o il “prezzo” di manovre di chi oggi è all’opposizione e ambisce a entrare nella stanza dei bottoni.

I sacrifici sono necessari perché l’Italia esca dalla crisi nell’interesse primo dei ceti sociali che stanno peggio. Non ci sono contropartite da esigere in cambio di sacrifici richiesti da uno sforzo di mutamento. La contropartita non è qualcosa che altri dovrebbero concedere (Berlusconi?) ma il raggiungimento di obiettivi che prima di tutto interessano i lavoratori a reddito fisso, i pensionati, i precari, i giovani senza lavoro: la salvezza del Paese e la sua ripresa. Sono questi che pagano il tanto peggio tanto meglio.

E’ vero: le opposizioni e i sindacati devono rispondere agli attacchi alla qualità della vita, all’occupazione, ai diritti. Ma perché di fronte a ogni proposta di modifica c’è una risposta di “diffidenza conservatrice”, di rifiuto aprioristico di ogni mutamento dello status quo?

Oggi occorre aumentare le entrate e diminuire al contempo le spese. Non è così ovvio come sembra. Ma non basta volere un aumento delle entrate, bisogna dire quali entrate devono aumentare. E non basta dire “pagino i più ricchi”. Giusto che chi più ha più paghi. Ma dove cominciano i ricchi? Dove cominciano i redditi medi?

Qui c’è lo scontro fra Berlusconi-Tremonti-Bossi ma anche fra Bersani-Casini-Fini. Qui c'è lo strappo fra i ceti sociali, la incapacità, specie del Pd, di fare alleanze. Ogni proposta di ridurre le uscite e aumentare le entrate si scontra con interessi corporativi a tutti i livelli. Nessuno ha il coraggio di assumere posizioni antipopolari: tutti temono una condotta severa, priva di demagogia e di promesse ingannatrici.

Berlusconi ha fallito. Ma le opposizioni fanno solo propaganda perché se entrassero davvero nel merito dei singoli provvedimenti si sfarinerebbero come neve al sole. Allora è più facile fare la (giusta) battaglia contro gli onorevoli che mangiano (quasi) a sbafo nei vellutati ristoranti di Camera e Senato.

Il nodo è politico. Le opposizioni non hanno uno straccio di piattaforma comune per parlare al Paese. E’ per questo che (ancora) Berlusconi tiene ed è per questo che Bersani, Casini, Fini e compagnia cantante pestano l’acqua nel mortaio.

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