Manovra - Il CdM che decreta lo stato d'emergenza permanente

Manovra - Decreto anticrisi

Ironia della sorte: quello di ieri, che ha partorito la manovra, il cosiddetto decreto anticrisi, era il Consiglio dei Ministri di questa legislatura. 150 è un numero che noi italiani, in questo 2011, ci siamo sentiti ripetere alla nausea. E nei 150 anni dell'Unità d'Italia, il 150° Consiglio dei Ministri di questa legislatura ha sfasciato il Paese così come lo conosciamo.

Lo ha fatto il 12 di agosto, all'inizio di un lungo weekend festivo per molti. Non c'erano i Mondiali, quest'anno, a distrarre l'italiano medio e così si è provveduto nel periodo a minor rischio sociale: tutti a riposare, prima delle lacrime e del sangue. Sì, certo, certo. C'era l'urgenza e la necessità. E se c'era un caso di necessità e urgenza, le due clausole per le quali un Governo dovrebbe ricorrere ai Decreti legge, era proprio questo, ha detto Giulio Tremonti. Salvo dimenticarsi che i Governi Berlusconi hanno fatto dell'uso continuo di Decreti Legge una prassi. Sono oltre 100, nei soli primi 8 mesi del 2011. Per tutti ci sarà stata sicuramente necessità e urgenza, in un Parlamento congelato e impossibilitato a lavorare. Congelato a discutere di provvedimenti di dubbia utilità, altrimenti definiti "leggi ad personam". Ma ieri, improvvisamente c'era l'urgenza. In dieci giorni è precipitato tutto. Questa la scusa di Tremonti (per Gianni Letta i giorni erano addirittura cinque). In dieci (o cinque) giorni, dunque, si sono decise le sorti dell'Italia.

Poi però, al momento di presentare il decreto legge lacrime e sangue, Silvio Berlusconi parla di un lungo passato, non certo del presente. Ed esordisce dicendo che il motivo per cui ci troviamo in questa situazione è che il debito pubblico italiano è cresciuto a dismisura fra il 1978 e il 1992. Nel frattempo, lui è sceso in campo (1994) e da allora ha governato per 9 anni, ma questo, il nostro presidente del Consiglio, si è dimenticato di dirlo. Nel frattempo l'Italia è passata da una moneta sovrana all'Euro, cosa che cambia radicalmente il punto di vista sul debito pubblico. Ma anche questo, è bene non ricordarlo. Come è bene dimenticare che nel 2008, al momento della nuova vittoria elettorale di Berlusconi, il debito pubblico era al 106% del PIL. Nel 2010 - sotto il Governo Berlusconi - è arrivato al 119%. Tutto questo non è mai successo, per Berlusconi e Tremonti (e pochi pasdaran, speriamo. Perché gli altri avranno ben memoria degli ultimi 15 anni di storia italiana. E comunque voteranno allineati e compatti per i motivi più vari. Perché ci credono ancora. Per convenienza. Ma comunque ricorderanno. E se non ricorderanno, occorre presentar loro un bel promemoria).

Di fatto, il Governo ha istituzionalizzato, con questo CdM, lo Stato d'emergenza permanente. Per decreto - e successive modifiche - si prenderanno, in situazione d'emergenza, decisioni che avranno influenza a lungo termine sul Paese. Del resto, questa è la logica berlusconiana che ha fatto propria l'ormai celebre citazione di Carl Schmitt:

Sovrano è colui che decreta lo stato d'eccezione.

(addirittura, citato esplicitamente dall'On. Moffa, che ha invitato il Governo a farsi legittimo portatore dello stato d'eccezione durante la riunione d'urgenza alla Camera).

La verità è che l'emergenza non c'era poiché, vista la situazione degli ultimi anni, era facilmente prevedibile. E ciò che è prevedibile e pianificabile non può essere emergenza. Ma il Governo Berlusconi ama lo stato d'emergenza. Ha fatto diventare emergenza anche i grandi eventi. Ha creato stati d'emergenza ovunque, e continua a prorogarli, nel silenzio generale. E su quegli stati d'emergenza ha innestato un vero e proprio corpus legislativo parallelo a quello ordinario, a colpi d'ordinanza. E quello stesso Governo Berlusconi, che fa della comunicazione un'arte (anche qui, seguendo dettami che si possono riassumere nel ripetere all'infinito una bugia per farla diventar verità, logica cara ai regimi dittatoriali ma anche all'ideologia neoliberista, da Milton Friedman in avanti, o forse anche prima), ha bisogno dell'emergenza per poter affondare lo stato sociale e per attuare quelle modifiche all'ordinamento che, normalmente, non potrebbe affrontare.

E non si può credere a Berlusconi quando dice che il suo cuore è ferito, al mettere le mani nelle tasche degli italiani (come se poi non lo avesse mai fatto. I dati sulla pressione fiscale sono lì a dimostrarlo). Perché sapeva che questa situazione si sarebbe proposta, prima o poi. E' la shock economy. E come nella miglior tradizione della shock economy, arrivata l'attesa emergenza si mettono in cantiere misure neoliberiste. Con qualche contentino e qualche specchietto per le allodole condito dall'immancabile demagogia. Come il volo obbligatorio in economica, come se non si sapesse che quel che fa lievitare i costi di un biglietto aereo è la flessibilità della prenotazione. Come l'abolizione di certe province per accontentare alcuni. Fino alla clamorosa abolizione - chiamata accorpamento sulla domenica - delle festività laiche, una misura che ha dell'incredibile. Non accadeva dai tempi del fascismo, che però abolì il 1° maggio sostituendolo con il 21 aprile, il "Natale di Roma". Oggi il governo abolisce il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Tutte feste connotate politicamente. E' un gesto fortemente simbolico, altro che produttività.

Ecco perché, personalmente, credo che sbagli chi dice che questo sia semplicemente il frutto di incapacità o improvvisazione politica (vedi Massimo Giannini su Repubblica).

Non c'è alcuna improvvisazione nell'attendere le situazioni emergenziali per agire secondo la logica emergenziale.
Del resto, Silvio Berlusconi, dopo il terremoto dell'Aquila, disse esplicitamente che avrebbe voluto i poteri della Protezione Civile per governare il paese. Lo disse, e sapeva bene quel che intendeva: voleva i poteri derogatori che l'emergenza richiede e consente, il potere assoluto del sovrano in stato d'emergenza. Quella dichiarazione è la prova che non ci sia alcuna improvvisazione in tutto questo.

Nè c'è da sorprendersi per i dictat dell'asse franco-tedesco-BCE. Sono stati i francesi e i tedeschi, essenzialmente, a volere l'Europa così com'è: paesi ricchi, avevano bisogno di un mercato del lavoro privo di regole per far valere il proprio potere. Ed è quel che stanno ottenendo. Non è certo un'emergenza, nemmeno questa.

Il risultato di questi fattori messi insieme è una manovra che va analizzata nel dettaglio ma che di sicuro incide profondamente nella vita sociale del nostro Paese. E che sarà oggetto di battaglia politica in fase di conversione del Decreto legge, per quel che si potrà fare (e per quel che si vorrà fare: le opposizioni non sono esenti da responsabilità, per non aver capito oppure per aver avallato, implicitamente e per eventuali tornaconti futuri, questo meccanismo di gestione del potere). Che non prevede crescita ma che genererà recessione

Intanto, però, è stato decretato lo stato d'emergenza permanente e l'Italia è di fronte a una svolta epocale, che, anziché liberarci dalla schiavitù del mercato, ci renderà ancora più schiavi.

  • shares
  • Mail
5 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO